A Chiara Scaglioni, direttrice editoriale dell’Harper Collins Italia, è stato chiesto cosa determini la lunga vita di un libro rispetto alla molteplicità di tanti altri apparentemente simili. Ha spiegato che l’HC ha la fortuna di poter pubblicare quello che piace davvero e, soprattutto, quello in cui credono. Deve avere qualcosa che faccia la differenza, anche in un discorso di marketing; il mondo degli Young Adult era ancora inesplorato per loro, che solitamente si rivolgevano a un target femminile ma più adulto. Ma a bravura di una casa editrice sta nel saper cavalcare l’onda, e l’Harper Collins si è trovata a surfare sullo tsunami dei libri dedicati ai teen quando ha notato che i nomi nuovi in classifica vendite erano solo e soltanto autori per ragazzi. Vampiri, distopie, anche storie d’amore alla John Green di “Colpa delle stelle”: questi autori sono diventati davvero grandi in poco tempo, e la faccenda non poteva che attirare l’attenzione dei più ricettivi. La categoria fantasy negli Young Adult, tuttavia, mancava: è quindi sembrata una grande occasione quando è arrivato sulle loro scrivanie “Talon”. Julie Kagawa, l’autrice, possiede la capacità di descrivere i sentimenti della generazione a cui si rivolge, il che è la vera forza del romanzo di formazione 2.0, con la giusta dose di fantasy per poter valutare gli eventi senza sentirsi eccessivamente coinvolti. Il confronto è inevitabile, ma si parla comunque di una storia “fantastica”.
Julie Kagawa è una signora dagli occhi a mandorla e dal sorriso gentile, con la cortesia tipica di metà del suo sangue e l’intraprendenza che regala l’America a chi sa farsi spazio nel mercato editoriale. Non è da tutte le penne lavorare su una saga e riuscire a tenere la giusta coerenza di spazio, tempo e crescita dei personaggi; nei cinque libri che ha scritto, di cui “Talon” è l’esordio, la storia si dipana con ordine. Ha spiegato che, ovviamente, sapeva già come sarebbe andata a finire la vicenda e cosa sarebbe successo in ogni singolo libro: una sorta di schema mentale ben costruito, con eventi cardine attorno a cui tessere gli altri fili del racconto, fili che si sono sviluppati in funzione di questi avvenimenti.
Ma di cosa parla, questo libro che abbiamo solo nominato fin’ora? Parla di draghi. E non i classici lucertoloni delle storie di cavalieri. Julie ha spiegato, con una logica davvero invidiabile, che nessuna creatura mitologica è così complessa come loro: possono essere amici leali o terribili distruttori; sono intelligente e furbi, soprattutto, e un drago moderno non si accontenta di una caverna umida e un tesoro scomodo su cui riposare. Ai draghi piace il potere: chi fatica a immaginare che nelle vesti di un politico o di un CEO di una potente multinazionale si nasconda un drago? Kevin Spacey, nella sua recitazione formidabile di Frank Underwood in House of Cards, potrebbe raffigurare un dragone eccellente.
Ha poi spiegato la trama del suo racconto, senza anticipazioni: l’Ordine di Talon e di St. George sono in guerra da secoli, e Ember – drago femmina addestrata a infiltrarsi tra gli esseri umani – e Garret – cacciatore addestrato dalla nascita a sterminarli – sono due adolescenti invischiati in qualcosa più grande di loro. Secondo voi, dove può andare a finire una storia a cui è già stata accesa la miccia? A parte la telefonatissima storia d’amore, il messaggio che passa è altro: mettere in discussione il proprio mondo e domandarti se ciò che fai è giusto solo perché ti è stato detto così è un tema molto sentito dagli adolescenti e da chiunque guardi al di là del proprio naso. Nella nostra epoca attuale, dove la diversità più che mai terrorizza molti, è giusto interrogarsi se chi ci troviamo davanti non sia in realtà più simile a noi di quanto pensiamo.
Il fantasy riesce anche in questo, secondo lei: farci interrogare sulle grandi domande del nostro mondo, sfruttando un altro punto di vista. E considerato il successo che sta avendo questo genere ultimamente, non è l’unica a pensarlo.
