Cina, la Via Per la Democratizzazione Passa Da Hong Kong

Un suffragio universale che non è ben accetto a Pechino. Il governo cinese ha tollerato negli anni il “laboratorio democratico” dell’isola, ma al momento accetterebbe obtorto collo una soluzione di democrazia diretta piena, ed è al contrario disposto a dare il via libera ad una formula che preveda una sorta di pre-selezione sulla lista dei candidati. Per questo motivo le autorità cinese hanno diffidato pubblicamente il referendum e i suoi promotori, definendolo a più riprese “illegale e nullo”.

Ma, a fianco di un’avanguardia più combattiva che ha tenuto dritta la barra del timone della campagna democratica nonostante le critiche anche interne, sta emergendo una componente della società di Hong Kong che, pur rispettando i patti e le delicate dinamiche della relazione con Pechino, non vuole più avere a che fare con un interlocutore aggressivo. La pubblicazione del Libro Bianco sulle relazioni con l’ex colonia britannica non ha di certo contribuito a rasserenare gli animi. Nel documento pubblicato da Pechino il 10 giugno, il governo accusa la popolazione di Hong Kong di avere le idee “confuse” riguardo ai limiti della propria autonomia, sotto il sistema “un Paese, due sistemi” introdotto da Deng.

In più, la risposta del governo centrale al referendum e alle manifestazioni dei giorni scorsi è stata impacciata: richiami al patriottismo misti a propaganda virale sui potenziali effetti apocalittici di un blocco prolungato della viabilità dell’isola causato dalle manifestazioni dei sostenitori del suffragio universale.

L’effetto combinato è stato quello di provocare la reazione più che infastidita dell’attuale Chief Executive, Leung Chung Ying. Leung aveva chiaramente e preventivamente dissociato il governo locale dall’iniziativa dei gruppi promotori del referendum, sottolineando come questo fosse poco più che un sondaggio della volontà popolare, senza nessuna velleità normativa. Per questo motivo le dure critiche che le autorità e i media governativi di Pechino hanno rivolto al leader dell’ex colonia britannica nei giorni successivi al referendum non gli sono piaciute. Leung ha rimandato direttamente al mittente le provocazioni a lui indirizzate, ma c’è di più: ha chiaramente affermato che “Nessuno dovrebbe fare un paragone tra i cittadini di Hong Kong e quelli della Cina continentale”, soffiando ulteriormente sul fuoco.