Il volume di Roberts, più che un’esegesi dell’opera dimenticata di Smith, assume così i tratti distintivi dei moderni manuali di self-help in voga d'oltreoceano – una formula narrativa a stelle e strisce già sperimentata con successo sin dai tempi del The Way to Wealth (1758) di Benjamin Franklin. Articolato in nove pragmatiche sezioni – da “Come essere felici” fino a “Come rendere il mondo un posto migliore” - la ricostruzione dello 'Smith filosofo morale" intrapresa dall’economista di Stanford, potremmo dire, porta così a compimento il processo di “americanizzazione” di Smith, già iniziato, a suo tempo, con l’evidente appropriazione, a livello economico e culturale, dei precetti liberisti avanzati nella “Ricchezza delle Nazioni”.
Più criticamente, la riscoperta de La Teoria dei Sentimenti Morali di Smith, e della sua rilevanza contemporanea, offre, per l’autore, un vantaggioso locus standi dal quale lanciare una riflessione di più ampio respiro sulla natura stessa dell’economia – una materia che, nell’immaginario collettivo, si tende a ritenere “abbia a che fare soprattutto con il denaro”. “L’economia”, spiega Roberts, “aiuta a capire che il denaro non è l’unica cosa che conta nella vita. Insegna che fare una scelta significa rinunciare a qualcosa, può aiutare a comprendere la complessità e come circostanze e persone apparentemente non correlate si intreccino tra loro”. “Fare scelte – conclude – è l’essenza dell’economia. Se volete fare buone scelte, dovete comprendere voi stessi e coloro che vi circondano. Se volete ottenere il massimo dalla vita, capire cosa dice Smith nella Teoria dei Sentimenti Morali è forse più importante di ciò che ci rivela nella Ricchezza delle Nazioni.”
