Comunisti col Rolex, Analizzato Brano per Brano

2. COMUNISTI COL ROLEX

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Al di là del “bella ciao, bella ciaone”, dei riferimenti a Brosio quando credeva solo nel Twiga, a Jovanotti vegano disertore, al discutibile background fiscale di Tiziano Ferro e al di là dell’ode all’incoerenza qui esplicitata in tutto il suo fiero disagio, il brano che dà il titolo all’album non poteva che contenere una piccola perla. Nera, dato che stando all’età anagrafica dei più sfegatati fan della coppia (anche volendomi inserire alzerei notevolmente la media) il suo significato risulterà oscuro ai più. E quindi ecco salvifico intervento. Parliamo del passaggio:

Fred Vargas è una scrittrice francese, sceneggiatrice e noirista atipica quanto i suoi personaggi, che nel 2004 pubblica un libro in cui illustra le motivazioni alla base della sua campagna difensiva a favore di Battisti. Non Lucio, che non necessita introduzioni e tantomeno difese, ma Cesare, terrorista italiano responsabile di quattro omicidi e diversi reati legati alla lotta armata durante gli anni di piombo, che nonostante questo ha visto schierarsi dalla sua parte – e contro l’estradizione dal Brasile – gente come Gabriel Garcia Marquez, Bernard Henri-Levy e alcuni esponenti di Amnesty International. Berlinguer invece è Enrico, storica figura politica di stampo antifascista, segretario del Partito Comunista Italiano dal 1972 al 1984 e strenuo sostenitore delle più nette teorie socialiste di Marx ed Engels. Marx come Karl, il filosofo, economista e storico tedesco che ha scritto Il Capitale. Da non confondere con Groucho, attore comico newyorkese di inizio ‘900, noto per il graffiante senso dell’ironia, per la fiducia nella coppia (“Chiunque si sposi una seconda volta non merita di aver perso la sua prima moglie”) e nel potere formativo della televisione (“Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno laccende, vado in unaltra stanza a leggere un libro”). Solo per questa frase, per me è 9.