Elezioni Francia, Macron e Le Pen a Confronto

Economia, lavoro e welfare

Il programma di Macron è frutto del lavoro di un gruppo di 400 esperti guidati da Jean Pisani-Ferry, ex Ministro socialista dell’Economia. Il fine è chiaro:

Se da un lato intende rispettare con qualche riserva il limite del 3% nel rapporto tra deficit e Pil imposto da Bruxelles, dall’altro Macron intende realizzare un piano di investimenti pubblici della portata di 50 miliardi di euro per sostenere la transizione digitale ed ecologica della Francia. Tutto ciò si rende possibile grazie alla riduzione della spesa pubblica per 60 miliardi entro 5 anni realizzata con un aumento dell’efficienza nella pubblica amministrazione, il mancato rinnovo di 120 mila contratti pubblici e la crescita occupazionale che gioverebbe al bilancio degli ammortizzatori sociali.

lavoro

Infine, la riduzione della pressione fiscale a beneficio delle imprese, che non avrebbero più la tassazione sui profitti, dei lavoratori e dei proprietari di casa, grazie all’abolizione della tassa sugli immobili per l’80% di loro. Per quanto riguarda le pensioni, infine, intende mantenere il limite di età a 62 anni, puntualizzando il principio “un euro di contributi, un euro di pensione” anche per coloro che godono di regimi speciali.

Le Pen scende in campo con un protezionismo intelligente per portare avanti la sua battaglia per l’abbandono del libero commercio. Ripristinerebbe, quindi, le barriere doganali per i settori strategici a danno delle grandi aziende francesi che hanno delocalizzato la loro produzione. Si parla anche di un dazio del 3% su un grande ventaglio di prodotti, cosa di cui beneficerebbero le casse nazionali per circa 15 miliardi di euro:

Inutile dire che il suo programma comprende l’abbandono dell’Euro attraverso un referendum popolare: il debito pubblico, quindi si finanzierebbe con la Banca Centrale francese, con conseguenze nefaste per l’inflazione e i tassi di interesse. Inoltre, la sicurezza economica diventerebbe prerogativa di un’autorità ad hoc, che si concentri soprattutto sulla limitazione degli investimenti stranieri rischiosi per l’interesse nazionale. Veniamo al welfare: l’età pensionabile scende a 60 anni oppure a 40 anni di contributi, abolizione della Loi Travail, riforma del lavoro approvata l’anno scorso dal governo socialista, mantenimento delle 35 ore di lavoro a settimana. Il Front National mette in campo anche la riduzione del 10% della fiscalità sul reddito e la detassazione per due anni delle assunzioni per i giovani fino a 21 anni. E i giovani laureati? Con Macron, ovviamente. Tiriamo le somme: il programma di Le Pen costerebbe un totale di 85 miliardi di euro, contro i 50 di Macron, ed è poco probabile che riesca a realizzare le previsioni estremamente ottimistiche di crescita economica del 2% annuo, un gettito di 20 miliardi dai dazi, 40 miliardi dai risparmi sugli ammortizzatori sociali e 19 miliardi risparmiati con l’uscita dall’Euro.