Da chi è composto il team?
“Ho iniziato da sola, poi, sondando il terreno in università, ho conosciuto il mio web developer, laureato al Politecnico di Milano e una ragazza con un background digitale che mi aiuta con la parte SEO e il web marketing. Adesso ammetto di avere dei grandi buchi, partendo da un background in comunicazione. Non sono un’esperta di food e avrei bisogno di qualcuno che mi aiuti nello scouting dei prodotti, di cui non mi posso occupare personalmente perché ho anche un altro lavoro (come la maggior parte degli altri startupper).
Non è che non mi renda conto dell’importanza del team, anzi, fiducia reciproca e background differenti sono alla base di questo tipo di avventura. Al momento la sfida più grande è questa, come dicevo, siamo in tre ma i miei due collaboratori non sono entrati in società. Non perché io sia gelosa delle mie quote o perché temo che i miei collaboratori siano più bravi di me, cosa che pretendo, ma perchè lo ritengo un passo importante e devo avere la sensazione che queste persone siano valide, che io possa fidarmi ciecamente e che credano davvero nel progetto. Anche perché all’inizio la retribuzione può sembrare veramente esigua rispetto all’impegno e al tempo dedicati”.

Quali saranno i vostri prossimi passi?
“Adesso sono ad un punto in cui servono nuovi investitori e sto facendo un bilancio, una valutazione della situazione in cui si trova Feel IT. Essere imprenditori vuol dire rischiare e avere il coraggio di fare dei passi, sia in avanti che indietro, analizzando nella maniera più fredda possibile quello che stai facendo, quando è il momento di rischiare o di fermarsi, di rinunciare. Sarebbe folle andare avanti a prescindere da tutto e da tutti. Credo sia importante credere in un progetto fino in fondo senza affezionarcisi eccessivamente e avere il coraggio di dire: «Io ho fatto tutto ma non va, se non è questo sarà un altro».
Non sono una pessimista, tutt’altro. Confrontandomi con altre persone ho capito che il percorso è comune, anche start up che oggi hanno successo hanno avuto gli stessi problemi all’inizio, come un team smembrato o pochi finanziatori. Fa parte del gioco, essere imprenditore significa gestire qualsiasi tipo di problema e questo me lo porterò dentro per sempre, a prescindere dal destino di Feel IT”.
Quali sono le difficoltà maggiori che, in quanto donna, hai riscontrato nell’avviare un progetto imprenditoriale nel settore dell’high-tech?
“Il mio progetto non è cosi digitale o tecnologico come tanti altri, però al di là di questo è una domanda che può essere applicata anche al mio settore. Inizialmente avevo il timore di non essere presa sul serio quando mi presentavo ai produttori, in realtà non mi è successo. La mia voglia di coinvolgerli in Feel IT e raccontare la loro storia li ha convinti più della mia giovane età. Nemmeno da altri punti vista ho avuto problemi derivanti dall’essere donna”.

Cosa secondo te potrebbe essere fatto per incentivare l’imprenditoria femminile?
“Partecipando ai vari meeting sono riuscita a conoscere altre donne imprenditrici. C’è voglia di fare gruppo perché siamo in tante. Personalmente ho anche partecipato a dei bandi rivolti esclusivamente all’imprenditoria femminile giovanile.
Quello che si potrebbe ancora fare? Ora stanno nascendo tante iniziative come Women Group, legate all’imprenditoria femminile. Quindi tutto quello che mi viene in mente già esiste. L’importante è non fermarsi. Questo è un inizio, ma il bello è sapere che l’imprenditoria non è più prettamente maschile e le statistiche ci danno sempre in crescita. E’ necessario quindi continuare a creare occasioni di scambio e di networking tra donne per incentivare anche chi è più spaventata dal grande passo a buttarsi in questa grande esperienza”.
