Feel It, un Viaggio tra i Sapori del Made in Italy

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Da dove hai iniziato? Quali le tappe che hanno portato il progetto fino ad oggi?

“Ho iniziato con l’appassionarmi all’olio extravergine d’oliva, che ho scoperto essere un prodotto fantastico alla pari del vino. Mi sarebbe piaciuto far vivere la biodiversità del nostro paese partendo appunto dall’olio. Sceglievo i produttori, compravo il loro olio e lo imbottigliavo con l’etichetta Feel IT per poi venderlo in Europa, senza quindi ricorrere all’e-commerce. Mi sono accorta molto velocemente dell’errore che stavo commettendo: io non vendevo solamente una bottiglia di olio, ma raccontavo la storia di queste persone cercando anche di dare al prodotto un packaging accattivante. Tuttavia, per quanto fosse bella la confezione e unico il prodotto, mi avvalevo di rivenditori a cui non interessava minimamente trasmettere il mio messaggio e i miei valori ai clienti, così la mia bottiglia finiva su uno scaffale in mezzo a tante altre e l’unica determinante per l’acquisto sarebbe stato il prezzo. Come se non bastasse ho iniziato la mia attività nell’annata peggiore per l’olio d’oliva a causa delle condizioni climatiche che ne hanno ridotto la produzione, quindi i prezzi erano saliti alle stelle e io non riuscivo assolutamente ad essere competitiva.

In questo periodo mi sono avvicinata a quella che sarebbe stata una mia futura investitrice, che ha capito che quello che volevo creare era un marchio che contenesse storia e tradizione. Si è appassionata alla mia causa e mi ha aiutata a reinventare Feel IT. Abbiamo cominciato a studiare il mercato e le strategie dei competitors: ormai era chiaro che avrei dovuto utilizzare l’e-commerce per rivolgermi direttamente al cliente finale e veicolare il mio messaggio. Così ho scoperto i food box”.

Che cosa sono i food box?

“Si tratta di confezioni di prodotti legati da un fattore comune. E’ una realtà che ha preso piede nell’anno di Expo e molto utilizzata dai miei competitor sia italiani che stranieri, che li propongono creati sulla base di specifiche ricette oppure che radunano produttori locali.

Io ho deciso di fare questo per l’Italia: valorizzare le micro aree meno conosciute del paese, partendo dalla Valtellina, la prima food box che ho creato. La mia attività consiste nel cercare produttori che lavorino ancora le materie prima locali e che abbiano una storia da raccontare. In questo modo la mia food box diventa una tasting experience con 5/6 prodotti in confezioni formato “assaggio” venduta ad un prezzo accessibile”.

Hai partecipato a un programma di incubazione/ accelerazione? Se si, racconta la tua esperienza

“Lo scorso luglio mi sono candidata al progetto Switch to Product di Polihub e il mio progetto è stato tra i dieci che hanno vinto una borsa di studio al Mip ed è stato uno dei cinque scelti per essere incubato fino a gennaio 2016. Il mio percorso qui è stato molto formativo, perché rispetto a un anno e mezzo fa, quando ho cominciato, ho una consapevolezza maggiore del mio progetto. Le start up vincitrici sono state affiancate ad un tutor e una volta al mese venivano organizzati dei seminari che riguardavano diversi ambiti, da come si fa un pitch a come si approcciano, fino a come si scelgono gli investitori e come si analizzano i dati. Mi sono anche resa conto della differenza tra un programma di accelerazione e uno d’incubazione: in uno come quello di PoliHub, dove non si prendono né quote né soldi, il tempo dedicato e gli sforzi sono diversi perché alla base non c’è un forte interesse economico. Posso dire questo anche se non ho mai partecipato ad un programma di accelerazione, ma ho parlato spesso con ragazzi che hanno vissuto entrambe le realtà. Tornando al programma d’incubazione, questo mese ci saranno le presentazioni dei progetti.

Feel IT è stato anche selezionato per la finale del bando della regione Lombardia “Il coraggio di innovare”. Non ho vinto ma è stata una grande occasione per rendermi visibile e parlare, in quanto in questo periodo mi sono resa conto dell’importanza del network. La sera della premiazione un sacco di persone mi hanno chiesto informazioni e ho avuto la conferma che il progetto trasmette all’esterno i valori e la voglia di raccontare queste storie”.