- PARTE SECONDA
“Entrate nella Borsa di Londra, luogo più rispettabile di tante corti;
vi trovate riuniti, per l’utilità degli uomini, rappresentanti di tutte le nazioni.
Là, l’ebreo, il maomettano e il cristiano trattano l’uno con l’altro come se fossero della stessa religione, e chiamano infedeli soltanto coloro che fanno bancarotta”
Voltaire.
Per entrare più nello specifico nei dettami della Finanza Islamica analizziamo i cinque pilastri che ogni prodotto finanziario deve rispettare per ottenere l’approvazione dello Shari’ah Board di una Banca islamica:
1) Zakāt – (decima): devolvere il 2,5% del proprio reddito annuo, verso bisognosi o a finanziamento di opere di carità.
2) Gharār – (rischio): non è permesso investire in prodotti non certi, ovvero, non è corretto esporsi a rischi di incertezza per prodotti rischiosi, il caso pratico è rappresentato dalle obbligazioni islamiche “sukuk” il cui sottostante è noto e soprattutto riguarda asset tangibili (immobili, attività economiche ecc..). Sono vietate le compravendite di contratti futures derivati, valute ed altri elementi speculativi. Il prossimo punto si aggancia con il divieto di incertezza ed è
3) Maysīr – (speculazione): potremmo parlare a lungo di quanto la propensione alla speculazione delle banche d’investimento abbia causato danni, come la crisi dei mutui sub-prime nel 2008, con conseguenti fallimenti di istituti di credito e ricadute su scala globale di crisi, prima finanziaria e poi economica. In questo caso le banche islamiche, in accordo e rispetto delle normative a divieto di qualsivoglia genere di speculazione, hanno schivato il colpo, non solo, hanno dimostrato negli ultimi anni di poter crescere a tassi del 20% annui, facendo coppia con l’ingente fabbisogno di capitale per finanziare le attività economiche reali di buona parte dei paesi in via di sviluppo.
4) Halāl – (investimenti illeciti): non sono ammessi investimenti in attività immorali, come la produzione di alcol, armi e via dicendo.
5) Ribā – (usura): è il punto più importante. L’applicazione di un qualsiasi tasso di interesse viene ritenuta usura, le banche non possono prevedere interessi sui prestiti, ma bensì devono strutturare i propri finanziamenti secondo una logica di Joint Venture, allocando le risorse necessarie al progetto proposto, mentre il cliente impiegherà il suo tempo per compiere il lavoro necessario a creare nuova ricchezza.
Il tempo appartiene a Dio, nessun uomo può quindi trarre guadagno dal mero impiego del denaro, senza condividerne il rischio.
STRUMENTI DELLA FINANZA ISLAMICA
Fatta questa premessa i primi istituti di diritto islamico hanno approvato forme contrattuali più o meno simili ad alcuni istituti giuridici in uso tradizionalmente, ma con l’attenta compatibilità ai principi etici spiegati:
- Murabaha : tradotto “finanza del costo più un margine”, trova applicazione ogni qual volta un cliente necessiti di una somma di denaro per l’acquisto di un bene (un immobile, un veicolo o qualsivoglia altro bene materiale). La banca islamica in questo caso non anticipa alcuna somma, ma acquista personalmente il bene in oggetto e lo rivende immediatamente al cliente in un passaggio successivo dilazionando il pagamento concordando un margine che verrà corrisposto alla finanziaria. Questo specifico contratto è stato impiegato per la compravendita del capitale della Aston Martin, in un’operazione dal valore di 1,2 mld di dollari.

1) Bene (consegna immediata)
2) Pagamento immediato del prezzo pattuito
3) Bene consegnato al cliente immediatamente
4) Pagamento differito del prezzo con l’aggiunta di un mark-up
- Mudaraba: si tratta di un contratto associativo con cui un gruppo di investitori (che chiamiamo Rab al Maal) e un gestore (Mudareb ) creano un fondo di investimento con cui vengono finanziati progetti che rispettino i canoni previsti dal Corano, con l’obiettivo di costruire una rendita per gli investitori. La differenza con un deposito tradizionale garantito è che gli investitori condividono il rischio di impresa, quindi anche eventuali perdite in conto capitale.

1) Gli investitori mettono a disposizione somme di denaro
2) Il Mudareb investe e gestisce queste somme
3) Sono i progetti imprenditoriali scelti dal Fondo d’Investimento in accordo con i principi elencati in precedenza
- Ijara: coincide con il nostro leasing operativo, vi sono poi varianti dello stesso che permettono il riscatto della proprietà alla risoluzione del contratto.
- Musharaka: è un particolare tipo di contratto usato per operazioni di venture capital , nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali. Il manager cliente apporta lavoro, mentre il fondo di private equity investe le somme di denaro necessarie alla realizzazione dell’infrastruttura. Le regole della Finanza Islamica prevedono che entrambi le parti siano coinvolte nel rischio d’impresa, ragione per cui profitti e perdite sono suddivise tra le due parti.
Le clausole del contratto che regolano i vari aspetti dell’affare, stabiliscono normalmente che:
- la gestione del musharaka viene affidata al cliente;
- il manager è sottoposto ad una serie di impegni ed eventuali negligenze possono portare alla risoluzione dell’accordo con obbligo per quest’ultimo di riconsegnare gli asset sponsorizzati dalla finanziaria/investitore.
