Il Contratto a Tutele Crescenti: Strumento Inutile o Innovativo?

In primis, va ricordata la ben nota esistenza di altre forme contrattuali idonee, volendo, a non irrigidire il rapporto di lavoro, tra le quali si possono ad esempio menzionare i contratti di flessibilità. In più, se si pensa a quanto possa essere devastante per l' equilibrio aziendale riammettere un lavoratore dopo mesi o addirittura anni da un licenziamento illecito  avrebbe eventualmente più senso eliminare, a prescindere dal contratto applicato, la reintegrazione solo in considerazione dei costi legali, risarcitori e soprattutto organizzativi che l' azienda subisce ogniqualvolta sia tenuta a reintegrare un lavoratore. Questo, probabilmente, genererebbe un effetto decisamente più positivo da un punto di vista occupazionale che non  quello  ottenuto mediante un ulteriore appesantimento di un Diritto già fin troppo complicato.

In secundis, sembra esserci la presunzione di ritenere che questa forma contrattuale possa davvero costituire l'impulso per la  risoluzione dei problemi del  mercato del lavoro italiano che mostra, dati alla mano, una situazione sconcertante. Sorge quantomeno il dubbio che tale strumento sia nulla più che un tentativo, peraltro poco incisivo, di porre una pezza momentanea al problema della disoccupazione, quando meriterebbe  un interventismo più acuto, volto a ricercare e debellare le concause di questa situazione.