Il Fascino Discreto della Neutralità: Cosa vuol Dire Rimanere Neutrali

Non solo gli stati, anche gli individui e le comunità possono dichiarare la propria condizione di neutralità occasionale o permanente. I Testimoni di Geova, ad esempio, rimangono politicamente neutrali per motivi religiosi. Non votano, non si candidano per incarichi governativi e non partecipano ad azioni sovversive. Sostengono di seguire l’esempio di Gesù, che insegnò ai suoi discepoli a non fare “parte del mondo”. Non essendo divisi da idee politiche, ritengono di essere uniti da un vincolo di fratellanza internazionale

Essere neutrali vuol dire dunque essere disinteressati? Deriva da una scelta etica, oppure da un calcolo opportunistico? La domanda chiave per capire se in un conflitto, che sia questo internazionale o condominiale, a qualcuno conviene rimanere neutrale o meno è la seguente: lo status quo gli sta bene?

Se conosciamo la risposta a questa domanda possiamo facilmente prevedere il posizionamento dei nostri alleati o rivali, e gli estremi della loro condizione di neutralità. La condizionalità è uno degli strumenti più controversi delle dinamiche internazionali, e si può applicare agevolmente a molte altre situazioni che attengono alla sfera delle relazioni interpersonali quotidiane, in famiglia, con gli amici, sul lavoro. Quando le forze del cambiamento si organizzano per perseguire i propri scopi, la neutralità, condizionale al mantenimento dello status quo, diventa  a tutti gli effetti una forza di opposizione.