Imparare a Competere, la Scuola alla Prova delle Meritocrazia

Per risolvere la situazione, oltre a modificare contenuti e sistemi organizzativi, si deve cambiare anche metodo didattico attraverso tre fronti. Il primo è quello riguardante il passaggio verso una scuola in cui ci siano pochi compiti e si impari prevalentemente in classe, dove si impara di più e dove i meno fortunati hanno le stesse opportunità.

Il secondo è quello di far imparare i bambini gli uni dagli altri, in modo che chi sa di più trasmetta a chi sa di meno, insegnandoli a collaborare tramite attività congiunte (lavori di gruppo, ricerche o simili).

In terzo luogo, è necessario che gli studenti imparino a competere, a confrontarsi in maniera sana, senza esagerazioni, e premiare il merito attraverso un sistema che incentivi a studiare.

Purtroppo, uno dei più grandi problemi della pianificazione strategica in Italia, dal punto di vista economico e da quello politico, è la scarsa considerazione che c’è sempre stata dell’importanza dei sistemi di incentivo, che sono il più forte strumento che lo Stato ha per indirizzare i comportamenti degli individui.

È opportuno dunque cambiare la scuola anche a partire dal metodo didattico, insegnando ai ragazzi a collaborare e a competere, senza esagerare nè da una parte, nè dall’altra, e creando un approccio equilibrato, cosicchè da favorire l’apprendimento reciproco e da creare quegli incentivi che possono cambiare la situazione.

Perchè scuola deve significare soprattutto mobilità sociale, e in ballo c’è il destino non solo della prossima generazione, ma del futuro di un Italia che proprio di futuro ha sempre più bisogno.