Imparare a Competere, la Scuola alla Prova delle Meritocrazia

Quest’idea strampalata è ovviamente anche l’ostacolo più grande all’avvento di una moderna ed efficiente meritocrazia, perchè il merito si può riconoscere solo se messo in paragone a quello degli altri, e deriva, oltre che da presupposti culturali non in linea con l’epoca odierna, anche dal giusta considerazione che, se messi a competere, i ricchi, che hanno generalmente più opportunità, vincano sempre.

Questo in effetti è vero, ed ha a che fare con l’approccio educativo al quale siamo abituati. Se infatti diamo una montagna di compiti agli studenti (a differenza di altri sistemi scolastici in altri paesi) e pertanto implicitamente chiediamo di imparare a casa più che a scuola, è ovvio che la situzione familiare inciderà maggiormente sull’apprendimento rispetto ad un sistema in cui si impara durante le lezioni più che dai compiti.

In secondo luogo, se da una parte è vero che con questo metodo didattico i “ricchi” sono avvantaggiati, dall’altro l’assenza di competizione e meritocrazia elimina l’incentivo dello studente ad impegnarsi (se studio ma non ottengo niente, men che meno un lavoro, tanto vale che non studi), e questo amplifica il problema. Per semplificare, il metodo didattico attuale che privilegia i più fortunati viene usato come giustificazione della sensatezza dell’ assenza di meritocrazia, la quale a sua volta non incentiva minimante il “povero” a studiare. È un cane che si morde la coda. Il risultato è quello di un sistema scolastico che fa tutto meno che garantire alcuna possibilità di mobilità sociale.