La risposta della Casa Bianca, ad ogni modo, non si è fatta attendere. Due giorni dopo il primo editoriale, Gil Kerlikowske, nominato da Obama direttore dell’Office of National Drug Control Policy, nel corso di una conferenza stampa, ha attaccato duramente la scelta del giornale: “Ignora la scienza e ha mancato di citare i problemi di salute connessi all’incremento dell’uso di marijuana”. Un’accusa d’irresponsabilità caduta nel vuoto, dopo che, a una settimana di distanza, sullo stesso quotidiano è spuntato il primo annuncio pubblicitario pro-marijuana della storia.
E’ la réclame di Leafly, una società di Seattle che da anni si batte per la legalizzazione della cannabis. Attraverso il suo sito, si propone di raccogliere i contatti, i luoghi e i menù dei singoli fornitori autorizzati di marijuana, garantendo, in aggiunta, un servizio di knowledge center per incoraggiare l’educazione sul tema e aiutare gli utenti a scegliere i ceppi più indicati per il loro male.
“E’ un messaggio responsabile che consente di aumentare il livello di attenzione su una questione importante come l’uso medico della cannabis – afferma Brendan Kennedy, CEO di Leafly – la marijuana è il prodotto di un settore che fa parte ancora di una subcultura e di una contro-cultura che non devono più esistere”.
L’annuncio pubblicitario al centro della questione mediatica rappresenta una donna che fa jogging davanti a un portone, dove un uomo d’affari, ben vestito e con un fascio di carte sotto il braccio, è intento a entrare in casa. Entrambi, con i propri pensieri, raccontano come la marijuana li abbia aiutati a superare i loro problemi di salute.
