La Personalità Multipla di Billy Milligan: il Prossimo Film con Leonardo Di Caprio

Ottobre 1988, Ohio. Occhi cerulei, capelli biondi, lineamenti angelicati. Il ventiduenne William Stanley Milligan, per tutti Billy, viene arrestato in casa propria con l'accusa di aver rapito, derubato e violentato tre ragazze al campus della Ohio State University. Quando i poliziotti vengono a prenderlo è placidamente intento a dipingere, e cade letteralmente dalle nuvole nel momento in cui vede formalizzare delle simili accuse contro di lui. Non nega di aver commesso i reati, dice solo di non ricordare nulla. Eppure è indiscutibile: non solo una delle tre vittime l'ha riconosciuto grazie a una foto segnaletica, ma le sue impronte sono anche state ritrovate nell'auto di una delle altre due, così come i loro documenti ed effetti personali campeggiavano in bella vista su un mobile del suo salotto, proprio accanto agli acquerelli. Viene condotto all’Ohio State Penitentiary, dove gli agenti di sicurezza scoprono increduli che durante il tragitto in auto Billy era riuscito senza fatica a sfilarsi le manette. Senza tuttavia cercare di scappare. Accanto alle consuete indagini delle forze dell'ordine ne vengono condotte altrettante sul piano psicologico e psichiatrico. Billy è strano, troppo strano. Cambia continuamente umore, approccio, postura, modo di gesticolare, persino l'accento passa dal british english allo slang americano a una qualche lingua dell'Europa orientale che somiglia allo slavo. Durante lo stesso interrogatorio si mostra serio e maturo, poi arrogante e strafottente, poi docile, poi indifeso e spaesato come un bambino di cinque anni. Ha dei blocchi frequenti, bizzarre pause in cui sembra per un attimo assentarsi dalla realtà prima di trasformarsi in qualcos'altro. O in qualcun altro.

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Già, perché come il gruppo di luminari della scienza coinvolto nelle indagini arriva a concludere, Billy soffre di disturbo dissociativo dell'identità. Tradotto, personalità multipla. Non sono tutti d'accordo: alcuni lo credono un brillante attore, altri un impostore, persino i suoi avvocati faticano a capire quale sia la migliore tattica difensiva da adottare. Ed è così, dopo interminabili colloqui, sedute, analisi del suo comportamento ed elettroencefalogrammi dagli esiti contrastanti che emergono una ad una tutte le identità di Billy. Non sono due le personalità a convivere nella sua testa. Non sono nemmeno tre. Sono ventiquattro.

Di queste, però, solo dieci hanno l’autorizzazione a uscire sul posto (come viene definito l’atto di assumere il controllo del corpo di Billy): Arthur, un sofisticato englishman specializzato in scienza e medicina, la cui presenza è richiesta nei contesti di intensa riflessione; Ragen, uno iugoslavo abile nelle arti marziali che assume il dominio nelle situazioni di pericolo; Allen, il manipolatore, un giovane dalla brillante parlantina, batterista e ritrattista, l’unico non mancino e fumatore; Tommy, con cui spesso Allen viene confuso, specializzato in elettronica e meccanica, con una forte passione per le serrature, suona il sax e dipinge paesaggi; Danny, un ragazzino terrorizzato dagli uomini e dai terreni ampi, che dipinge esclusivamente nature morte; David, otto anni, il “custode del dolore”, si fa carico della sofferenza di tutte le altre personalità; Christene, una bambina dislessica di tre anni e Christopher, suo fratello, suonatore di armonica; infine Adalana, una diciannovenne lesbica e dalle forti carenze affettive che cucina, si occupa della casa e scrive poesie.

I rapporti stilati dal mondo psichiatrico parlano chiaro: il carcere non è il posto per Milligan. In un'adeguata struttura sanitaria, invece, avrebbe potuto essere seguito e curato, in modo da arrivare, con estrema gradualità, alla fusione di tutte le sue identità. Qualche mese prima del processo approda all’Harding Hospital, dove il dottor George Harding si impegna dapprima ad acquistare la sua fiducia e successivamente a iniziare una calibratissima terapia di fusione. Cominciando con le personalità a due a due più simili: Tommy e Allen, Danny e David, Christene e Christopher. E ci riesce: Billy affronta il processo con una consapevolezza nuova, data da quei ricordi che fino a poco prima erano incompleti poiché frammentati tra i diversi comparti della sua mente. I suoi avvocati dimostrano un efficace mix di coraggio e incoscienza, facendo leva più sui progressi medico/scientifici che sulla confutazione delle prove a suo carico. L’esito è sconvolgente: Billy Milligan diventa il primo uomo nella storia a essere dichiarato non colpevole per infermità mentale.