Un blocco consistente di paesi europei, capeggiato dalla stessa Francia, spinge verso la direzione di un accordo vincolante. Il difficile sarà però negoziare con altre grandi potenze, tra cui gli Stati Uniti, che sembrano, non a sorpresa, avere alcune riserve e contrasti interni. John Kerry, il segretario di stato Usa, pare avere idee che vanno verso la firma di un trattato misto, costituito sia da parti vincolanti che non, per non ripetere il precedente di Kyoto, comunque non riconosciuto da parte statunitense. Ma certo anche il controllo delle più importanti commissioni scientifiche e naturalistiche in mano ai repubblicani nel Congresso Usa potrebbe frenare una eventuale ratifica di questo tipo di traguardo. Di questioni aperte, quindi, ce ne saranno molte anche successivamente. Ciò che interessa nell’immediato è il raggiungimento, serio, di un accordo. Che darebbe anche un segnale non da poco, in questi tempi di poche certezze: nella lotta al cambiamento climatico siamo ad un punto di svolta e tutti i paesi, capeggiati dai rispettivi leader, sono pronti e in grado di scrivere un nuovo capitolo in questo senso. A giovarne, sarebbe l’intero pianeta.
