Per quanto riguarda la parte più tecnica dello spettacolo, dato che è molto impegnativo sia fisicamente che vocalmente, come ti sei preparata? Sono serviti i tuoi studi artistici?
Sono fortunata, in realtà, perché il grosso del lavoro lo fanno i miei colleghi. Io mi faccio il mazzo in altri versi. Ho studiato danza e tap in accademia, anche se ho dovuto riprenderlo un po’ in mano per lo spettacolo. Il primo giorno del workshop, con tutto il resto del cast, dovevamo vedere la coreografia di tap; io ero nervosissima, non conoscevo nessuno e non lo facevo da due anni. Mi sono girata e c’era Vittorio Schiavone, un ragazzo del cast, e gli ho chiesto: “Senti, ma voi non siete tutti ballerini di tap pazzeschi, vero?” e lui mi ha risposto “No, ma va non preoccuparti.” Ecco, Vittorio fa parte dei Tappers, la prima compagnia italiana di tap. È tipo il ballerino di tap più bravo che puoi trovare in Italia, e io ho chiesto a lui quella cosa. È stato un po’ traumatico all’inizio, ma levandosi di dosso un po’ di tensione e paura mi sono lasciata andare ed è stato molto bello, e ancora adesso è bello e divertente, ci divertiamo un sacco.
È faticoso andare in scena tutte le sere? Come fate a reggere?
È difficile, sì, ma siamo fortunati perché ognuno di noi adora questo spettacolo. Ci sono tanti numeri di gruppo ed è quindi uno scambio continuo di energia tra tutti noi. Ritengo che stare sul palco sia un grande privilegio, e cerco di meritarmelo ogni volta che ci salgo sopra. C’è la volta che sei stanco, certo, che arrivi alla fine, saluti e non vedi l’ora di andare a casa, ma si fa. È la prima volta che faccio otto recite a settimana, tutti gli altri spettacoli a cui ho partecipato erano strutturati in maniera diversa. È stata una bella sfida, ma sono fortunata perché davvero lo spettacolo mi piace tantissimo e ho mille modi per caricarmi; uno di questi per esempio è che, appena posso, io mi metto in quinta e guardo i ragazzi che ballano. Sono meravigliosi, mi danno tanta energia e penso “Se lo fanno loro, lo faccio anch’io”.
Guardandovi si percepisce molto l’energia, infatti.
I numeri sono strutturati in questa maniera, quindi è lo spettacolo che è scritto davvero bene. Loro poi sono bravissimi a ballare e a trasmettere qualcosa. Non è possibile non percepire questa energia; si può non essere d’accordo con la scenografia – molto diversa da quella di Broadway – o con qualcosa nella storia e nella trama, ma è un bello spettacolo ed è una vera bomba di energia.
Il 27 dicembre, purtroppo, termina la programmazione. Ritornerete in cartellone?
Ancora non sappiamo nulla. È stato programmato solo Milano, inizialmente, perché è stato un investimento non scontato; è un titolo sconosciuto ai più, ma è una grande macchina ed è stato calcolato e studiato tutto nel dettaglio. C’è tutta l’intenzione di continuare, ovvio. La reazione del pubblico quando esce dal teatro, poco o tanto che sia, è sempre la stessa: un sorriso da un orecchio all’altro. Stiamo avendo molte richieste. Vorremmo girare un po’, perché qua in Italia lo spettacolo stabile in cartellone ha sempre fatto fatica a funzionare, non abbiamo la cultura del teatro come a Broadway. Lo spettacolo lo devi portare alla gente, devi farti conoscere. Speriamo in una tournée, per il momento incrociamo l’incrociabile. Avete tempo fino a domenica 27 dicembre per andare a teatro e vedere questo musical che sa davvero conquistare i propri spettatori. Non lasciatevelo scappare.
