“Newsies” il Musical. Intervista a Una dei Protagonisti, Giulia Fabbri

Come hai fatto a sapere che ci sarebbe stato questo adattamento? E come hai avuto la parte?

Sono stata chiamata, in una notte grigia e tempestosa mentre tornavo da lavoro, da Federico Bellone (il regista n.d.r.) che mi ha comunicato che stavano cercando delle persone per fare il workshop; avevano inizialmente chiamato un’altra ragazza, che poi non ha più potuto esserci per problemi di disponibilità, e quindi avevano ancora questo ruolo vacante. Se fossi stata interessata, nel caso avrei dovuto mandare un video dove cantavo qualcosa in stile, dato che Simone Manfredini (il direttore musicale n.d.r.) era già a Londra. Conoscendomi, per Federico andavo già bene, ma voleva avere l’ok del direttore musicale. Quindi, il giorno dopo, mi sono fatta un video in camera mentre cantavo col cellulare, per la gioia delle mie coinquiline. Sono stata contentissima di essere presa, perché lo spettacolo lo adoro e ci tenevo tanto. È bastato il video, per fortuna, e mi hanno chiamata per fare il workshop, senza garanzia per nessuno: poteva partire e morire dopo due settimane, perciò c’era tanta aspettativa e tanta speranza. Ma ci hanno detto che i “signori della Disney” erano rimasti soddisfatti e quindi hanno dato l’ok, anche se la conferma definitiva è arrivata solo a gennaio.

Riassumi, per chi non la conosce, il personaggio di Katherine.

È una ragazza di 18 anni che vive a fine ‘800, un momento in cui il ruolo delle donne era “ben definito”; decide di intraprendere una carriera in un mondo di uomini, discostandosi dalla sua famiglia per farcela con le sue sole forze, senza avere un’ombra costante addosso. Ama follemente quello che fa e ha fatto grandissimi sacrifici per arrivare dove è arrivata; fa la giornalista per un giornale importante, certo, ma è relegata alla pagina dell’Intrattenimento e quando annusa questa situazione degli Strilloni ha l’intuizione per capire che può nascere qualcosa di grande e decide di aiutarli perché condivide molto i loro ideali. Sono un gruppo di ragazzini che nessuno prende sul serio, che non sono considerati come membri attivi della società, che si uniscono insieme per lottare per i loro diritti e tener testa ai giganti dell’editoria dell’epoca. È anche molto ironica e “cazzuta”, per farsi strada da sola in un mondo ostile si è dovuta creare questa maschera di “faccia tosta”, anche se in realtà è una piena di paure. È una ragazza giovane, alle prime esperienze, ma ha tanto, tanto cuore. È un personaggio che comunque si avvicina molto alla mia personalità e mi diverto tanto a interpretarla. Io capisco lei, e lei di sicuro capisce me.

Secondo te, com’erano viste le donne, le prime reporter, nella società di quell’epoca?

Di sicuro il primo pensiero, quando sentivano che una donna lavorava come giornalista, era sempre “farai la rubrica delle pulizie, del varietà e degli spettacolini, degli annunci. Non sei una reporter d’assalto.” All’epoca era davvero molto raro trovarsi davanti una donna con una carriera propria di un certo livello, paragonabile a quella di uomo. Ho guarda un’intervista alla Katherine di Broadway e lei parlava di una certa Nellie Bly: è una giornalista statunitense di fine ‘800 che è stata la prima a infiltrarsi in una casa psichiatrica come paziente, farsi internare apposta e vedere com’era per poi scrivere a riguardo (ha inventato il giornalismo investigativo sotto copertura e ha viaggiato attorno al mondo, imitando l’impresa de romanzo di Jules Verne, in settantadue giorni. n.d.r.). Ha pubblicato tantissimi lavori ed era molto stimata e anche malvoluta, per certi versi. Se è difficile anche adesso per le donne affermarsi, figurati allora, era proprio vista come un’anomalia.