Open: la Libreria 2.0

Nessuna difficoltà quindi?

Altroché. La difficoltà maggiore è stata decisamente quella di raccogliere i fondi necessari. Abbiamo deciso di non rivolgerci a venture capital o fondi di investimento, perché questi finiscono per condizionare eccessivamente i progetti che finanziano. Ci siamo invece concentrati sulle persone e sulle presentazioni "pere to peer": ho fatto più di 80 presentazioni in 9 mesi, sia per piccoli che per grandi investitori, da 5.000 a 100.000 euro.

Ma allora, perché la scelta del crowdfunding per gli ultimi 30.000 euro?

Bisogna sottolineare il fatto che, se il progetto è stato realizzato, innanzitutto dobbiamo ringraziare i singoli che ci hanno sostenuto, diventando anche nostri partner. Il nostro goal è 600.000 euro, ma l' "ultimo miglio", i 30.000 euro appunto, abbiamo deciso di raccoglierli attraverso il crowdfunding (attraverso la piattaforma Eppela.com, Link) proprio per aprirci alla collettività e a chi frequenterà la nostra libreria.

Appunto. Qual è la situazione del crowdfunding nel nostro Paese?

La notizia positiva è che l'Italia è la prima Nazione che ha ideato una legge affinché coloro che finanziano un progetto diventino poi soci di chi l'ha ideato. Purtroppo però, per ora la legge è in stand-by. La situazione è pertanto paradossalmente peggiore che in altri Paesi: qui i finanziamenti sono tassati e necessitano di fattura, mentre nel resto del mondo sono considerati donazioni, libere da tasse. La situazione attuale è quella per cui il crowdfunding non presenta alcun vantaggio fiscale per le imprese, un peccato perché non si sfrutta così un mezzo partecipativo e trasparente per raccogliere fondi e dare vita a nuovi progetti.