Parliamo di “Gender” e Famiglia

 Non è questa la sede per esprimersi o commentare in alcun modo il pensiero di Adinolfi; molti altri, su quotidiani, social o apparizioni pubbliche, hanno già commentato la faccenda gender, che soprattutto negli ultimi tempi sta spaccando in due l’opinione italiana. Chi dice che siamo arretrati rispetto al resto dell’Europa – del mondo – e chi invece si dichiara fermamente contrario a chiamare “famiglia” qualsiasi nucleo di persone che vivano insieme e condividano la quotidianità, con un’intimità leggermente diversa da quella dei coinquilini. Ma c’è anche qualcuno che considera famiglia l’inquilino che vive nella stanza di fianco, ovviamente.
 
Qual è il punto di tutta la questione? Il DDL Cirinnà ha inequivocabilmente scosso gli animi di tutti, anche solo per interrogarsi su cosa effettivamente sia una famiglia; ha portato la gente, chi più chi meno, a considerare le persone attorno a sé – parenti, amici, conoscenti – e ha spinto a etichettare per forza il ruolo di chi ha un rapporto affettivo con noi. Ma è davvero necessario? Pedagogisti, psicologi e studiosi hanno formulato ognuno una teoria differente: chi dice che i bambini devono avere un modello genitoriale ben preciso e chi invece sostiene che non fa poi grande differenza crescere in una famiglia omogenitoriale. Ma di nuovo, non è questa la sede e io non sono certo una psicologa.
 
La considerazione che si vuole prendere in esame in questo articolo è proprio quella di Adinolfi, nel riferimento al presunto “lavaggio gender” che un film d’animazione provocherebbe nei bambini. Se dovessimo davvero guardare con attenzione parecchi lungometraggi Disney, le famiglie rappresentate sullo schermo non sono esattamente quelle tradizionali. E gli esempi sono parecchi.
 
Hercules è stato adottato dai suoi genitori, che non vengono considerati meno importanti dei suoi parenti divini; Belle vive solamente con il padre, un ometto bizzarro e geniale che tutto il paese crede pazzo; Ariel e Pocahontas non hanno più la madre, Cenerentola è orfana e viene sfruttata dalla matrigna e dalle sorellastre, Aurora cresce nei boschi con tre donne, le fate che si sono occupate di lei sin da bambina. A Lilo – di Lilo e Stitch – è rimasta solo la sorella Nani, dato che i genitori sono morti. Simile destino tocca a Simba, dopo la morte di Mufasa, il quale viene allevato da Timon e Pumba – due maschi di specie diversa, reietti della società. Elsa e Anna sono orfane, Oliver di Oliver&Co. entra a far parte di una famiglia di cani randagi, prima di essere adottato da una bambina che vive da sola con i domestici.