Perché Siamo Dipendenti dalle Serie TV

Come è stato possibile tutto ciò? In un’epoca perennemente votata alla velocità, alla fluidità, alla mobilità assoluta, come è possibile che vi siano milioni di persone disposte a sedere per ore ed ore davanti a opere di narrativa? Come può una persona, come me, nata nel cuore dell’Albania interessarsi ad una storia immaginaria che tratta dello spaccio di metanfetamine nel New Mexico?

Ad essere sinceri, gli albanesi hanno sempre dimostrato un certo interesse per lo spaccio, ma non penso questo sia sufficiente per rispondere alla domanda.

La risposta, molto più semplicemente, è radicata all’interno del nostro cervello; nello specifico, è racchiusa nel termine coniato da Titchener nel 1909: “empatia”.

L’empatia ci permette di condividere, nel bene e nel male, quel che accade oltre lo schermo; ci permette di provare le euforie e le frustrazioni, i desideri e le paure dei protagonisti, immergendoci in universi emotivi distanti ed affascinanti, anche solo per il loro carattere esotico rispetto alla nostra quotidianità.

Anche questa, però, potrebbe non essere una scusa sufficiente quando il personal trainer ci chiederà perché non riusciamo a fare trenta minuti di palestra, ma riusciamo a guardare diciotto puntate di Game of Thrones senza battere ciglio.

In questo caso potrete giustificarvi utilizzando le neuroscienze; uno studio del 2008 di Hasson ha dimostrato come l’empatia che si sviluppa durante la fruizione di una serie TV sia tanto intensa da generare il rilascio di adrenalina ed endorfine, al pari di quanto accade quando si fa attività fisica, si mangia cioccolata o si fa sesso; è bene notare che non è ancora chiaro se lo svolgimento di queste attività contemporaneamente amplifichi il rilascio di endorfine, ma tentar non nuoce.

Cervello