Rivoluzione Playboy: dal 2016 Niente Più Donne Nude

Nel suo articolo, Bayley definisce lo snaturarsi di Playboy una “tragedia della nostra era”. Forse è esagerato, considerando che le critiche non sono mai mancate. Gloria Steinem nel 1963 ha accusato il giornale di veicolare un’immagine semplicistica e soprattutto irrealisticamente perfetta della donna. Corpo perfetto, ciglia perfette, mani perfette, denti perfetti. Non una doppia punta, non un poro dilatato. Tutto ciò forse un po' utopico lo è. Ma del resto, su cosa vale la pena fantasticare se non sulla perfezione? Il confine tra sessismo e idealismo, così come quello tra pornografia ed erotismo, è labile. Playboy ha sempre veicolato i secondi, e il fatto che ora si trovi ad affrontare un calo della domanda -aumentata invece a favore dei primi- sì, potrebbe essere una tragedia della nostra era. Perché ci stanno facendo credere che nudo sia sinonimo di scandalo, quando la volgarità è tutt'altra cosa. Perché una Kate Moss senza veli è incomparabilmente più elegante di una Sasha Grey completamente vestita.

Ma senza donne nude, cosa rimane a Playboy? In una parola, il marchio. Che oltre a generare ricavi conferisce alla rivista una credibilità in merito a qualsiasi tema man-related che deciderà di trattare. Pare che dal marzo 2016 la rivista darà più spazio a temi quali auto sportive, viaggi, orologi, ristoranti, tutta una serie di forme di piacere che il sopracitato “giovane uomo moderno” sembra preferire alla staticità del corpo femminile in formato cartaceo. Perché ormai ai capitoli preferisce le categorie, al female lo shemale, all’interfaccia l’interracial. Ma non è certo una tragedia della nostra era. Sicuri, sì?