SmartWeed, Intervista a Gasparri: “Ecco Perché Non Permetteremo la Legalizzazione”

Lei tempo fa ha affermato che “(…) la menzogna di chi minimizza la colpevolezza per alcune vite stroncate uccide”. Non crede che anche un Paese che si rifiuta di controllare il fenomeno prendendo in mano la situazione possa ritenersi complice?

“Stavo leggendo questa mattina su Repubblica l’intervista alla rappresentante dei genitori del Liceo Virgilio, dove qualche giorno fa è stato arrestato un ragazzo con l’accusa di spaccio. Questa signora se la prendeva con le forze dell’ordine, sostenendo che fosse necessario parlare con i ragazzi e che le telecamere in un posto come la scuola non possono essere una soluzione. Ora, le scuola non sono una zona franca. Lo spaccio non deve avvenire da nessuna parte. Anzi, le scuole risultano i terreni più a rischio, perché la presenza di minorenni, quindi di soggetti particolarmente deboli ed esposti al rischio, è pericolosa. Io sono favorevole all’istallazione di telecamere e all’intervento di carabinieri e forze di polizia che sono intervenute per fermare lo spaccio. Lo giudico in maniera positiva. Quando si parla di minimizzazione e di banalizzazione si sbaglia, perché questi interventi andrebbero apprezzati”.

Lei crede che l’intervento dello Stato debba avvenire sempre a posteriori con l’arresto dello spacciatore o nel tentativo di fermare un traffico di sostanze illecite oppure bisogna trovare il modo di arrivare con la legalità alla radice del problema?

“Le leggi sono già fatte in base a questo orientamento. Da decenni si mira al recupero, nel senso che chi consuma sostanze stupefacenti non viene punito per questo fatto, ma può avere a seconda della situazione misure di carattere amministrativo che possono andare dal ritiro della patente alle misure di custodia cautelare. Abbiamo visto quante volte incidenti stradali accadono per colpa di persone che sono sotto l’effetto di droghe. Come l’alcool, gli stupefacenti possono causare enormi danni a se stessi e agli altri. Oggi già il consumo non è soggetto a punibilità. Lo spaccio, ovviamente, è un’altra cosa. Chi vende droga compie un reato e il reato va punito. Le leggi, anche in questo senso sono diventate molto flessibili: in presenza di condanne di 4-5 anni, all’arrestato viene concessa la possibilità di scontare la pena in una comunità e non in carcere. E’ il caso anche del tossicodipendente che spaccia per comprarsi la dose. Le leggi non hanno solo un aspetto repressivo, come vede. Certo non si può partire da questo per arrivare a legalizzare lo spaccio. Questo no”.

Cosa si sente di dire a chi sostiene che la legalizzazione possa avere vantaggi economici (come sta accadendo in Colorado e a Washington) e nella lotta alla criminalità organizzata?

“I vantaggi economici degli stati che hanno legalizzato la droga sono tutti da dimostrare. Vedremo nel lungo periodo i costi sociali dell’allargamento del consumo delle sostanze. È difficile fare una valutazione ora. Se ragioniamo in questo modo, però, potremmo dire che un comune in difficoltà potrebbe mandare i propri vigili a svaligiare le banche per avere i soldi per pagare i debiti delle aziende municipalizzate. Ma non è una cosa che si può fare. Sul tema bilancio, costi-ricavi, attenzione, perché si rischia di dire una serie di sciocchezze. Il tema della lotta al crimine è una cazzata gigantesca che solo l’ignoranza, la disinformazione e la mancanza di buona fede possono alimentare. E’ esattamente il contrario. Solo gli imbecilli possono sostenere che la legalizzazione delle droghe leggere possa fare un danno alle mafie. Imbecilli, in malafede, ignoranti, mascalzoni e delinquenti. Le spiego perché. Gratteri, che è uno dei magistrati più autorevoli in materia di traffico di droga e mafia, ha ribadito ultimamente quanto siano imbecilli, delinquenti e cazzari quelli che sostengono questa tesi. Perché se si va a guardare in termini di fatturato l’attività della criminalità organizzata, si può vedere che le droghe leggere, che hanno una platea bassa di consumatori, rappresentanto solo un piccolo guadagno. Il 70-80% dei proventi del mercato del traffico di droga arriva dalla cocaina, dall’eroina e da altre sostanze chimiche. Non ho mai accettato la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti: tutte fanno male, poi c’è chi dice che alcune siano più dannose di altre. Se dovessimo legalizzare le droghe leggere, cosa accadrebbe? Glielo spiega Gratteri: se ne amplierebbe l’area di consumo. Ampliando il numero di consumatori di droghe leggere, la criminalità perderebbe quel provento. A questo punto i consumatori di droghe pesanti potrebbero passare da 1000 a 2000. Non è detto che tutti coloro che consumano cannabis passino a droghe pesanti, ma è raro che una persona che usa droghe pesanti non sia passato da droghe di accesso come cannabis e marijuana. Quindi la legalizzazione spingerebbe verso l’utilizzo e lo spaccio di droghe pesanti. La criminalità potrebbe poi trovare delle moralità e avviare delle opere di commercializzazione vendendo a prezzi più bassi per riprendersi il mercato. La situazione, come afferma Gratteri, porterebbe a un aumento dei profitti delle organizzazioni criminali dovuto all’allargamento della platea di consumatori. Per questo la mafia se ne fotte della legalizzazione. Quelli che parlano di queste cazzate non lo sanno, o meglio gente come Della Vedova lo sa ma è in totale malafede. Gli altri sono disinformati”.