Videogenesi di un Territorio: la Sardegna Cosmopolita di Daniele Arca

La Sardegna vive ormai da anni un periodo di prosperità dal punto di vista artistico.

È un territorio interessante sotto molti punti di vista. Ci sono luoghi affascinanti ed evocativi, oggi per esempio sono stato in una zona costiera del Sulcis, in cui prossimamente mi piacerebbe girare un cortometraggio,  luoghi carichi di storie, di persone, vicende e tradizioni altrettanto degne di interesse. L’insularità nel bene e nel male fortifica il valore delle persone e le storie ad esse collegate. Prendiamo il cinema isolano. Ci sono pochi registi. Mi vengono in mente Pau, Mereu , Zucca, Columbu, recentemente il sassarese Angius e tutta una folta schiera di videomaker che si spera alla fine andranno a costituire la nuova generazione di cineasti isolani. Le loro opere sono frutto di una ricerca che parte proprio da un ambiente come la Sardegna non semplice da raccontare. Spesso facciamo i conti con il bisogno di riscatto sociale, con le imposizioni e le influenze esterne con cui spesso abbiamo dovuto combattere o scendere a patti. Inevitabilmente nelle persone che non vivono certe realtà, risulta forte l’empatia e il fascino.

Spostiamoci sulla scena musicale. Sei diventato il regista di alcune delle band più interessanti del panorama sardo tra cui i Grandmother Safari e i Takoma e gli Hola la Poyana!. Che esperienza è stata?

Io stesso suono e sono da sempre stato in contatto con la musica isolana. Ho pensato che sarebbe stato divertente fare un po’ di pratica girando dei videoclip. Dopo aver girato un videoclip con la mia band, i Grandmother Safari, nei quali milito come batterista, ho cominciato a collaborare con le band che hai citato. Gran parte di questi video hanno un taglio umoristico e mi diverte rivedere amici e conoscenti nei panni di personaggi grotteschi!