Ma il ritardo nell’attuazione è dovuto più ai conflitti di potere che a ritorsioni sociali; lo stesso Xi Jinping ha ammesso come le dispute sulla “distribuzione di potere, denaro e risorse” siano il principale ostacolo. Il presidente si è rivelato secondo molti analisti un leader accentratore, che ha portato avanti una dura battaglia anticorruzione, sfidando forti interessi politici ed economici. Nel 2013 sono stati condannati 182 mila funzionari a tutti i livelli del governo, e in questi anni sono state colpite alcune delle “tigri” più potenti: il caso Bo Xilai, con la sua rete di clientele, ha aperto le danze nel 2012, mentre quest’anno è stata la volta di Zhou Yongkang , uno degli uomini più potenti in Cina e capo di un impero familiare da 90 milioni di yuan; ex membro del Politburo, da ultimo a capo del servizio di sicurezza e in precedenza segretario di Partito nel Sichuan, era il maggiore ostacolo alle riforme di Xi insieme a Bo Xilai. La campagna non è solo un modo per consolidare il potere della leadership e conquistare il consenso dell’opinione pubblica, ma anche strumento per risanare l’economia: la classe di funzionari, come Zhou, vicini a Jiang Zemin, osteggiò la riforma negli anni ’90 per proteggere il sistema corrotto e inefficiente delle SOE; così Zhou si oppose alle liberalizzazioni nel petrolifero quando era signore assoluto della China National Petroleum Corporation.
Già in estate c’erano state anticipazioni su un’immediata decisione in merito al destino delle SOE: il South China Morning Post aveva parlato dell’operazione potenzialmente più grande in oltre un decennio. La riforma consisterebbe nella parziale privatizzazione delle grandi aziende di Stato per migliorarne la performance economica pur mantenendo un controllo pubblico: ridurre (non eliminare) l’interferenza politica nella gestione aziendale per focalizzare l’attenzione sui profitti, modificando essenzialmente il finanziamento e l’amministrazione. I consigli di amministrazione dovrebbero avere più autonomia decisionale, ad esempio in materia di licenziamenti e assunzioni. Una fonte governativa ha spiegato al South China Morning Post che verranno creati due tipi di compagnia per gestire l’allocazione di risorse alle SOE, sul modello amministrativo della Temasek di Singapore che ha mantenuto un controllo pubblico delle proprie aziende pur aumentando gli utili grazie all’ingresso di investitori privati: le società operative a capitale statale dovrebbero incanalare i fondi alle SOE monopolistiche in settori strategici, mobilitando investimenti, finanziamenti e costruzioni con i beni statali; le società di investimento a capitale statale invece sarebbero create a partire da SOE orientate al mercato soprattutto per occuparsi dei diritti di capitale. Secondo le linee guida datate 2013, queste ultime dovrebbero formarsi da operazioni di trasformazione e ristrutturazioni aziendali. La fonte di finanziamento dovrà essere più chiara che mai e le compagnie dovranno generare utili tali da accrescere il valore dei beni statali.
Un progetto pilota già coinvolge sei delle maggiori SOE con l’obiettivo di attrarre investitori privati in settori non strategici, mentre 16 governi provinciali hanno proposto riforme a fine agosto. Tali piani prevedono la modifica della gestione aziendale da tipo interamente statale a misto per circa il 60-70% delle SOE entro un orizzonte temporale di 3-5 anni, spiega una ricerca dell’ISPI. Due SOE del governo centrale – State Development and Investment Corp e Cofco (China National Cereals, Oils and Foodstuffs Corp) – saranno tra le prime ad essere testate secondo la Xinhua.
Nel comunicato di domenica si legge che risultati dovranno essere raggiunti in alcune aree chiave, entro il 2020: dividere la classificazione delle SOE tra quelle dei servizi pubblici (quelle impegnate nel miglioramento del benessere del popolo) e quelle commerciali (orientate al profitto e alla crescita economica nazionale); promuovere la “proprietà mista”, ovvero la parziale privatizzazione; prevenire le perdite; migliorare il sistema di gestione dei beni statali; modernizzare il settore.
