Ragionamento lineare, ma fermiamoci al primo dei tre ingredienti: il desiderio di consumare, o, se preferite, l’obsolescenza simbolica. Qui entra in gioco la mente, e quindi le responsabilità dirette del consumatore. Consumare, rottamare, riacquistare: un trinomio che non fa sconti, tangibile a un livello globale, a prescindere dal fatto che l’obsolescenza incorporata, ovvero la presenza all’interno di molti prodotti di elementi di debolezza che ne riducono drasticamente la durata funzionale, sia realtà o fantascienza. L’induzione psicologica non si discute, è un fatto. L’uomo postmoderno sente la necessità di rinnovarsi, di usare e gettare, consumare e ricominciare. Ossessionato dal “nuovo”, è disposto ad accodarsi a file chilometriche per saziare quest’esigenza, senza badare a spese, per anestetizzare la spiacevole sensazione di sentirsi egli stesso obsoleto.
In Francia, nelle scorse settimane, la questione è balzata agli onori della cronaca, dopo essere entrata dal portone principale del dibattito politico. Tre parlamentari ecologisti hanno presentato un emendamento per contrastare l’obsolescenza programmata, ottenendo l’approvazione dell’Assemblée Nationale. Produrre senza freni ha un impatto devastante sull’ambiente, per cui, se la linea dovesse passare, i produttori di oggetti destinati arbitrariamente a durare poco sarebbero ritenuti responsabili di truffa ai danni dei consumatori.
Nei prossimi mesi ne sapremo di più, ma una parte del problema prescinde da eventuali provvedimenti giudiziari: le responsabilità dirette dei consumatori, complici obnubilati di un meccanismo che ha poche connotazioni positive. Eppure, per Latouche, anche i governi potrebbero attivarsi su questo fronte: “Il buon governo, come si spende contro l’uso delle droghe, dovrebbe promuovere campagne contro la dipendenza dall’acquisto”. Dipendenza, una parola forte se applicata alle logiche del consumismo. Uomini nati liberi e ridotti alla stregua di schiavi, che si percepiscono padroni delle proprie scelte, ma non si accorgono della condizione in cui versano: consumatori famelici, che hanno smarrito il centro. “Essi stessi - dice Latouche - sono stati trasformati in oggetti di consumo”.

