Consuma, Rottama, Ricompra. La Spirale Perversa dell’Obsolescenza Pianificata: Mito da Complottisti o Realtà Indiscutibile?

La Apple, a sentire i teorici dell’obsolescenza programmata, è un caso scuola, un’azienda che costruisce il proprio business a partire da una presunta tendenza alla rapida obsolescenza delle sue produzioni, in particolare degli smartphone. Nel 2003, dopo una class action, l’azienda di Cupertino viene citata in giudizio. L’accusa fa leva sull’evidente difetto delle batterie degli iPod, programmate a suo dire per durare un massimo di 18 mesi, senza peraltro avere al possibilità di reperire sul mercato le batterie di ricambio. Conclusione? La Apple dichiara di essere all’oscuro della vicenda; ma rimborsa i clienti che avevano acquistato iPod con batterie difettose, risarcendo anche le spese legali.

Bisogna allargare il campo. L’obsolescenza, seguendo lo schema tracciato dall’economista Serge Latouche, avrebbe soprattutto un’implicazione psicologica. Nel suo “Breve trattato sulla decrescita serena”, scrive: “Per permettere alla società dei consumi di continuare il suo carosello diabolico sono necessari tre ingredienti: la pubblicità, che crea il desiderio di consumare, il credito, che ne fornisce i mezzi, e l'obsolescenza accelerata e programmata dei prodotti, che ne rinnova la necessità”.