Il professore considera inoltre la colossale crisi di legittimità nel sistema internazionale contemporaneo: quali sono i parametri della politica internazionale? Gli interessi e il potere sono sempre presenti ma come possono essere regolati se non si sa nemmeno cosa sia legittimo e cosa no. A tal proposito, la Russia è stata capace di piegare in modo quasi ironico la retorica occidentale degli ultimi decenni. In primis, dall’ 11 settembre in poi, in occidente si è iniziato a parlare di guerra globale al terrore. Di conseguenza la Russia ha giustificato in tal modo il suo intervento in Siria. Un altro esempio di questa abilità si trova nella retorica in difesa delle minoranze, applicata notoriamente nel caso del Kosovo per giustificare una sua secessione dalla Serbia. Il Cremlino ha applicato lo stesso modello in Crimea.
L’ultima riflessione di Alessandro Colombo è un’ennesima domanda: può la Russia sostenere una politica così capace e assertiva per un lungo periodo? La risposta che egli da è: “dubito”. Il professore giustifica questa affermazione con la fragilità economica, ma soprattutto con quella politica del sistema russo. A primo impatto questa affermazione può però sembrare insensata perché se c’è un paese che è stabile dal punto di vista politico quello è proprio la Russia: Vladimir Putin è al potere quasi ininterrotto dal 2000 e gode di una popolarità che supera l’ 80%. L’analisi del professore però è molto più sottile e punta al fatto che dalla rielezione di Putin nel 2012 non assistiamo a una trasformazione del carisma del leader nella pratica quotidiana. Ci sono istituzioni attorno a lui che possano sopravvivergli? Ovviamente egli sottintende di no.
In conclusione vorrei dire che mi rendo conto che vi siano ben poche risposte, e che probabilmente dopo la lettura di questa analisi avrete ancora più dubbi di prima, ma d’altronde il mondo in cui è chiaro cosa significa “grande potenza” e secondo quali regole giocare non esiste più. Il confronto USA-Russia non è paragonabile con la guerra fredda, si pensi solo che le armi nucleari non sono assolutamente tenute in conto in questa equazione. La Russia non è tornata a ricoprire una posizione che conosciamo. Tutto è in perenne divenire.
