Probabilmente la politica più efficace nel breve periodo, sarebbe quella di aumentare i sussidi di disoccupazione e i programmi di welfare per i disoccupati. Il problema più grande è quello di prevenire che i lavoratori trovino un posto nel quale le opportunità sono nettamente minori. Un'altra buona soluzione potrebbe essere l'introduzione del salario minimo. In particolare negli Stati Uniti il salario minimo orario è da diversi anni di soli 7.5$ (più basso, tra l'altro, di quello del 1968).
Interessante è anche la valutazione che è stata fatta da David Ruccio in uno studio pubblicato il 21 febbraio 2013: se il salario minimo fosse aumentato quanto l'aumento medio dei salari sarebbe di 10.46$; se fosse aumentato quanto la produttività sarebbe di 18.75$ e se fosse aumentato in proporzione all'aumento dei redditi dell'1% più ricco della popolazione, sarebbe di 28.34 dollari$. La proposta era di alzarla a 10$, ma la decisione è stata spesso bloccata dai repubblicani e dagli economisti neoliberisti, nonostante i dati empirici dimostrerebbero la bontà di questa idea.
Nel lungo periodo, invece, un modo per riguadagnare le condizioni del mercato del lavoro, bisognerebbe arrivare a un ritmo di crescita del lavoro da 180.000 posti al mese a 400.000. Per far questo il Congresso dovrebbe implementare politiche aggressive che stimolino l'economia aumentando gli investimenti in infrastrutture e opere pubbliche, per creare nuovi posti di lavoro.
