Da Grande Recessione a Grande Stagnazione: L’Effetto della Crisi sui Salari

In compenso, i profitti delle aziende sono tornati ai picchi positivi precedenti alla crisi, e il tasso di disoccupazione è diminuito dal 10% al 6.3%. Questo però non viene percepito dagli americani: il 57% della popolazione è ancora convinto di trovarsi in un momento di piena crisi. Questo perché i due maggiori indicatori, lavoro e salari, stanno procedendo a ritmi più bassi. I nuovi lavori, infatti hanno un livello di salari più bassi e sono nettamente lower-skills. La media del salario orario è rimasta invariata dal 2007 ad oggi (24$ l'ora). La famiglia media, quindi, ha perso circa l'8% circa del potere d'acquisto in sette anni e quattro volte tanto come capitale netto. Lo standard di vita è quindi peggiorato nettamente rispetto al periodo precedente alla crisi.

Una causa importante di questa stagnazione nei salari è ovviamente dato dalla crisi. Durante la recessione il lavoratore medio si aspettava di perdere circa il 50% del proprio salario (circa 458$). La perdita reale, però, è stata solo del 36%. In altre parole, il costo finanziario della disoccupazione è aumentato durante i cinque anni di ripresa dalla crisi.  L'effetto maggiore di questo altissimo costo è stato il crollo del tasso di crescita dell'economia a causa della diminuzione dei consumi. Sia i disoccupati che i lavoratori effettivi, hanno preferito evitare l'aumento delle spese, in favore dell'accumulo dei risparmi.

Questo paradosso del risparmio, però, porta le aziende a mantenere il valore dei salari invariato, nonostante il maggior costo del lavoro. Inoltre la fiducia è diminuita, portando ad una diminuzione degli investimenti in ricerca e sviluppo.  Potremmo quindi cambiare nome alla "Grande Recessione" in "Grande Stagnazione". Senza un'azione politica, l'economia statunitense è condannata a rimanere stagnante.