Il Magico Mondo dei Colloqui di Lavoro

Ti vesti elegante ma non da far sentire a disagio quelli delle risorse umane solitamente conciati da contadini ucraini, indossi i tacchi che dicono “ci tengo molto a essere impeccabile sul posto di lavoro” ma pensano “quanto potrebbe influire sulla mia assunzione un volo dalle scale? L’improvvisa epistassi che deturperebbe le pareti di marmo? La bestemmia che sta per lanciare il mignolino sinistro ormai scelto dal resto del piede quale entità sacrificabile?”. Il copione è fisso: ti fanno accomodare in una sala meeting talmente asettica e sterile che ti chiedi se lì ci facciano riunioni o dissezioni di cadavere, ti dicono di aspettare perché il manager sta controllando il tasso di cambio con la rupia cingalese e dopo i dieci minuti d’ordinanza arriva il tizio adibito a giudicare la tua persona.

colloquio lavoro

Ti racconta di sé e della società, e già qui avrei un consiglio: ok che sei tu a dover decidere se merito questo posto, ma se magari descrivi il tuo lavoro con un entusiasmo superiore a quello di Bertone che riceve una cartella dell’imu mi dai una mano. Tu non hai voglia di farmi il colloquio e fidati nemmeno io di sostenerlo, però quel banale attaccamento alla vita che mi fa stare tranquilla sul fatto che non rimarrò orfana di senior manager da qui a due mesi vorrei percepirlo. E va bè. Poi arriva il tuo momento.

Credo di non aver mai parlato così tanto di me stessa in tutta la vita –e detto da una logorroica megalomane che parlerebbe anche con il boccione dell’acqua in cambio di qualche bolla d’approvazione è molto– fatto sta che dopo la quinta volta in cui racconti il tuo percorso accademico e professionale ti senti una di quelle di TheClub con davanti il nickname che “ciao sono Micia69, solare, simpatica e dolce ma se mi fai arrabbiare divento una tigre [grrr – risata euforica] cerco un ragazzo semplicissimo che mi dedichi tutta la sua attenzione o in alternativa la sua american express”. Ma fai finta di niente e prosegui, elencando le tue qualità personali e meno male che a un certo punto lui ti ferma perché tu non l’avresti mai fatto.

Passiamo alla parte tecnica. E tu ti aspetti qualcosa non dico di fattibile ma quantomeno di sensato dal punto di vista logico-semantico. I migliori sono quelli che puntano sulla fantascienza. “Mi dica, a quanti km orari va una pallina da tennis che rimbalza nella cappelliera di un aereo sulla tratta Roma-Bangkok? Tranquilla se non riesce a darmi un numero preciso”. Tu sei lì che tutto ciò che ti viene in mente è canticchiare Giusy Ferreri sperando di distrarlo o comunque spaventarlo mentre accarezzi l'idea che la vera svolta professionale sia diventare matrona di case chiuse in Thailandia. C'è chi va sul fisiologico: “Secondo lei, l’acqua contenibile nella stanza in cui ci troviamo è sufficiente a dissetare una persona durante il suo intero ciclo di vita? E se è diabetica? E se è Rocchetta?” al che lì ti destreggi tra conversione litri-metri cubi e giorni-anni, con San Claudio Baglioni che ti viene in soccorso perché sapendo che mille giorni di te e di me sono circa tre anni ne deduci che 18mila siano circa cinquanta. “Per la precisione 49”, dice lui. Non so se ti disseterebbe ma con tutta certezza basta per farti affogare, analyst delle mie gonadi.