Intervista a Riccardo Cavallero, Fondatore di SEM ed Editore Innovativo

Quali sono gli sviluppi futuri?

“Cercare di fare sempre più libri di cui siamo convinti, con l’obiettivo di arrivare a 30-45 titoli tra tre anni e lì posizionarci. Gli sviluppi futuri prevedono anche di tenere le antenne dritte e guardare sempre più come cambia la creatività. Perché poi l’aspetto che deve cambiare fortemente, ma cambierà nei prossimi 15 anni, è la fase iniziale, la scrittura. Oggi questa è ancora molto tradizionale, perché la società evolve lentamente, però dobbiamo pensare che cambierà. Questo implicherà anche una maggiore commistione di arti diverse: l’editore, da questo punto di vista, è un traduttore di un contenuto più o meno artistico verso un pubblico slegato al supporto fisico. Perciò, dobbiamo stare attenti ed evolverci verso un lavoro che io assimilo molto all’impresario teatrale”.

Consigli dell’esperto, libro preferito e quale, secondo lei, è l’autore un po’ sottovalutato in questo momento?

“Quelli sottovalutati sono tutti i miei (ride).

Non credo che ce ne siano perché il pubblico decide sempre in totale libertà.

Libri preferiti ne ho tanti. Essendo nato nel ’62 Il giovane Holden rimane per me un libro fantastico. L’ha letto mio figlio di 19 anni l’estate scorsa, ma non gli ha creato delle grandi emozioni perché ovviamente la società è cambiata. Analogamente, Dave Eggers è un autore che mi piace moltissimo. Ieri ho fatto un post su un libro fantastico di Philippe Meyer, Il figlio, che non ebbe nessun successo in Italia ma spero che il film possa avere il successo che si merita: sta allo stesso livello di Cormac McCarthy e Kent Haruf, forse anche un po’ sopra.

Però, penso che la scrittura sia come la musica, è buona per tutto. A me va bene questo signore qua dietro (si riferisce a Gabriel García Marquez, grande scrittore e suo buon amico, ndr) come Le cinquanta sfumature di grigio: dipende da cosa vuoi leggere, dalle tue sensazioni, dalla tua preparazione culturale. I libri sono belli tutti nella misura in cui l’autore riesce a trasmettere le emozioni al lettore”.

Infine, cosa si sente di consigliare ai giovani che vogliono iniziare una carriera nell’editoria libraria?

“Una volta avrei detto <<Preparatevi a essere sottopagati>>. Oggi la vostra generazione ha risolto il problema di cosa studiare: il lavoro nel mondo tradizionale non ce n’è, quindi è importante studiare una cosa che piaccia. In editoria, dipende che lavori vuoi fare: credo, però, che pochi settori come questo richiedano una grande passione. Leggere tanto, di tutto, non diventare dei fanatici della letteratura e, sicuramente, avere una testa apertissima. Nessun moralismo, essere attenti a tutti i segnali e una visione chiara della linea editoriale. E per chi comincia, quante più esperienze riuscite a fare – a livello di genere – tanto di più guadagnato”.