La Cucina dello Studente Fuori Sede: Una Ricerca Antropologica

Che cosa ti ha spinto ad iniziare questa avventura tra i fornelli?

"Diciamoci la verità, si capisce che sono una buona forchetta!".

La stazza di Andrea, effettivamente, tradisce un amore e un attenzione al cibo particolari. Sono contento che l’intervista avvenga in orari lontano dai pasti, perché sarei stato in difficoltà nella scelta di un ristorante dove portarlo!!

"Sono sempre stato abituato a mangiare bene, e arrivato a Roma ho sofferto la lontananza da casa anche per questo motivo. L’esigenza però non è cambiata radicalmente: se prima a tavola si riuniva la famiglia, ora si riuniscono gli amici. Ed è proprio attraverso la condivisione dell’esperienza culinaria e del buon cibo che si rafforzano i legami e gli affetti; è grazie all’amore che passa attraverso un piatto che chi è a tavola si stringe e avvicina.

Noi de “la cucina del fuori sede” viviamo il piatto pronto surgelato come un incubo… troviamo triste l’idea che, in casa di un fuori sede, non si possa essere invitati a cena se non per “ordinare una pizza”.

La cucina rappresenta una forte connessione con la nostra terra madre: una connessione che fa sentire meno soli, lontani dalla famiglia. Per me il cibo ha un aspetto sacro: non potevo lasciare che il tran tran dell’universitario lontano da casa prendesse il sopravvento sulla qualità e sulla varietà; e una volta constatato che non ero il solo a pensarla così, non è stato troppo difficile avviare il progetto e trovare qualcuno che condividesse il messaggio che vogliamo lanciare: si può mangiare bene anche se non è mamma a cucinare, con poco tempo e pochi soldi, e si può ritrovare nel cibo un conforto che ci fa sentire meno lontani dalla nostra famiglia, attraverso la condivisione di piatti semplici, ma che ricordino le nostre origini".