Cogestione: un bene o un male per i lavoratori?
Questa, che sembrerebbe una domanda retorica, è in realtà il vero quesito dietro la cogestione e il riflesso delle riforme del mercato del lavoro messe in atto in Germania sotto il governo Schroder del 2005.
Dal punto di vista dei lavoratori tedeschi la cogestione è sicuramente un fattore positivo che va salvaguardato. Un recente sondaggio condotto dall'istituto Infratest polling zeitigt sulla cogestione, ha evidenziato elevati indici di gradimento. Tra l’80 e il 90% dei lavoratori intervistati infatti, considerano la cogestione come un utile strumento che fornisce una protezione per i lavoratori in tempi di crisi e aumenta la motivazione della forza lavoro.
In realtà la cogestione in passato ha talvolta fallito proprio in quello che gli intervistati hanno evidenziato come uno dei suoi aspetti più positivi: la protezione dei lavoratori. In certi casi, niente affatto marginali, essa ha rappresentato non tanto l’attuazione della partecipazione operaia alla gestione delle aziende, ma il controllo, attraverso la corruzione, dei vertici sindacali da parte della dirigenza. Tra i casi più clamorosi, tra gli altri, gli scandali Volkswagen (che investì anche Peter Hartz, autore delle riforme del mercato del lavoro nel 2005), Siemens e Mannesmann, nei quali la classe sindacale si rese corresponsabile di scambi di mazzette, corruzione e malversazione.
Quello dell’eccellenza del mercato del lavoro tedesco per molte persone rimane e rimarrà un mito. Ma come spesso accade dietro ai miti, si nascondono verità che si scontrano con quelli che, alla luce dei fatti, risultano essere solo nostri costrutti mentali. Come disse il Presidente Kennedy: “Il grande nemico della verità molto spesso non è la menzogna, deliberata, creata ad arte e disonesta. Quanto il mito, persistente, persuasivo ed irrealistico.”
