Memories, la Start Up del Ricordo (e del Riscatto): Intervista a Raffaele Sollecito

Parliamo di social, argomento a te caro dato che vi hai fatto vertere la tua tesi di laurea nel luglio 2014. Scandagliando un po’ twitter e facebook, l’opinione pubblica sulla tua persona risulta ancora piuttosto divisa. C’è chi ti sostiene e apprezza ma anche chi è pronto a criticare ogni tua mossa, compresa l’ultima. Questo ti pesa o hai sviluppato gli anticorpi?

"Molte persone si sono basate su ciò che hanno proposto i giornali, che non conoscendo nulla di me (e pur di vendere) si sono lanciati in descrizioni della mia persona, o addirittura del mio aspetto, totalmente distorte e lontane dalla realtà. Si sono focalizzati sul gossip guardandosi bene dal raccontare la vita vera, ovvero cosa succede nei tribunali e in carcere. Mi hanno diffamato, mi hanno fatto del male per anni. Ma come si dice? “Nel bene o nel male purché se ne parli”. Il mio nome adesso è conosciuto, da chi ha seguito i fatti in modo positivo, da chi li ignora in modo negativo. E questi ultimi si aggrappano a qualsiasi cosa, compreso il bando della regione Puglia che ho vinto avendo i requisiti e presentando un progetto valido. Che comunque su quei soldi (66 mila euro di cui metà a fondo perduto, ndr) ci sto rimettendo di mio, come è facile che accada nelle fasi iniziali di un progetto".

Sembrerebbe che le maldicenze ormai ti scivolino addosso.

"In realtà no, non ci si abitua mai. Soprattutto se come me sei una persona che non ama stare al centro dell’attenzione, sotto i riflettori e costantemente esposto al giudizio degli altri. Mi sono fatto quattro anni di carcere di cui sei mesi in isolamento, più altri tre anni e mezzo in regime di massima sicurezza. Ho attraversato otto anni di processo, cinque gradi di giudizio e vissuto quella che a tutti gli effetti è una tragedia. Non ci sono soldi che possano ripagarmi di questo. Nonostante tutto ciò, la gente molto spesso si ferma all’apparenza senza chiedersi cosa posso aver vissuto".

Pensi che la tua startup e la tua figura mediatica siano scindibili?

"Penso di sì. Io ci posso mettere la pubblicità, ma se il servizio funzionerà le persone lo utilizzeranno a prescindere da me. Allo stesso modo se non funzionerà non sarà per colpa mia, ma per ragioni di inefficienza su cui si dovrà lavorare".

Qualche tempo fa hai dichiarato che in futuro ti vedi a capo di una società di successo e –cito testualmente– con un numero indefinito di figli. Alla vigilia dell’inaugurazione del portale, puoi dire di sentirti un po’ più vicino ai tuoi obiettivi?

"Wow… No, in realtà no. È prematuro affermare di sentirmi più vicino. Questo è un piccolo passo, per ora siamo solo in quattro, di cui due stagisti, non so se la società raggiungerà quegli obiettivi di grandezza. Non voglio azzardare previsioni, lasciamo che sia il tempo a dirlo".