Il tuo socio Nicola vi ha definito "low cost, high profile". Un'accoppiata mica male. Come avete fatto a raggiungere questo risultato?
È molto semplice: il punto è che noi siamo il nostro target. Per esempio, solo nel 2015 io ho già dormito in 16 ostelli in cui non avevo ancora dormito. Tutto è fatto con la visione del guest: io so cosa voglio da un ostello. Questo vuol dire che abbiamo un costo enorme però: tutti i particolari e i dettagli che fanno la differenza, hanno un prezzo ben preciso. Dal frullatore alla pulizia, dai fiori freschi alle lenzuola pulite, al free food nelle nostre cucine: sono anche queste cose, però, che ci rendono quello che siamo.
L'avventura più strana che ti è successa da quando hai aperto Ostello Bello?
Un grande classico sono gli accoppiamenti, in ogni luogo e in ogni momento. Poi c'è l'incredibile storia de "l'australiano che ha pisciato sul tedesco", che trovate sul nostro blog. Oppure quella dei pesci rossi nella boccia di vetro, che una ragazza australiana ha vinto una sera e ci ha regalato. Un’associazione vegana ha fatto un evento qui a Ostello Bello, ha visto i pesci rossi nella boccia e ci ha mandato la Guardia Ecozoofila, che ci ha dato multa e sequestrato i pesci rossi. Ho lavorato per sei settimane per il riaffido dei pesci e finalmente sono tornati a Ostello Bello. Oggi sono a casa di Pietro, uno dei soci.

