Polonia: The New Golden Age, Ma Quanto Durerà?

Una piattaforma ideale sulla quale si è costruito un antidoto alla recessione continentale, a cui bisogna aggiungere un’evidente capacità nel cogliere le opportunità derivanti dall’unione politica: la Polonia è il Paese in cui si è sfruttata al meglio la pioggia di finanziamenti comunitari e nel quale, al contempo, si è potuto beneficiare della flessibilità di gestione della moneta nazionale. La conclusione ideale di un racconto che tessa gli elogi della ricetta scaccia crisi polacca potrebbe essere il seguente: stare dentro l’Ue, ma fuori dall’euro, è una condizione ideale per tornare a respirare.

Una conclusione forse affrettata, che sarebbe anche un errore di valutazione. Perché? Basta dare un’occhiata ai numeri. I polacchi continuano a emigrare, il livello di studenti nelle università è in calo, i salari sono inchiodati a livelli ben al di sotto di quelli dei partner occidentali. Certo, quest’ultimo è ancora indice di un vantaggio competitivo notevole, soprattutto in questo momento, ma quelli descritti si presentano in tutta evidenza come segnali non certo confortanti. Peraltro, i più maliziosi vedono nell’elezione di Tusk la mano di Angela Merkel: il connubio tra manager teutonici e tute blu polacche si fa sempre più saldo, anche perché l’afflato tra la cancelliera e il neo presidente del Consiglio europeo è cosa nota.

Ma per quanto tempo ancora la Polonia potrà accettare il suo status di subappaltatore? I polacchi vorranno o no ritagliarsi un nuovo ruolo  all’interno del darwinismo economico e quindi compiere il salto verso un’economia di servizi, cominciando a sfruttare tecnologia fatta in casa e quindi allentando la dipendenza dal know how dalle economie mature? Quanto potrà, insomma, durare ancora tutto questo?  Nel reportage dedicato a Varsavia dall’Economist, ad un certo punto emerge quello che potrebbe essere letto come un possibile indizio: “Per ora l'asse principale del successo della Polonia è la manodopera a basso costo, che le aziende europee occidentali e americane stanno usando per trasformare il Paese in un grande hub di outsourcing e subfornitura. Ma nel tempo è un vantaggio destinato ad erodersi”.