Polonia: The New Golden Age, Ma Quanto Durerà?

Poi la crisi, e l’avvitamento recessivo che ha smascherato tutti i limiti di quell’unione monetaria tanto ambita e che adesso mostrava le prime crepe. L’euroscetticismo montante, le divisioni interne ai Paesi membri. L’egoismo  trasversale e i nuovi rigurgiti nazionalisti. E i polacchi che, nei panni di spettatori interessati a questo nuovo, drammatico momento, oggi, forse, vivono come una benedizione quel ritardo sui parametri d’ingresso che li ha tenuti fuori da una situazione potenzialmente ingestibile. Il sogno incarnato dall’euro va diradandosi non senza portare con sé il più naturale degli effetti collaterali: in Polonia, oggi, due terzi dell’opinione pubblica è contraria all’ingresso nella moneta unica.

Già, perché l’avere beneficiato dei finanziamenti di Bruxelles senza patire i limiti della rigidità monetaria caratteristica dell’euro ha decretato una storia di successo alla base della quale, secondo molti analisti, c’è proprio la flessibilità d’uso dello Zloty, la moneta nazionale. Politica monetaria, ma non solo. I recenti titoli di merito che fanno da sfondo a ogni discorso sulla Polonia toccano, ovviamente, la moneta, ma la superano costantemente. “La rivista Foreign Policy - ha scritto Dario Di Vico - l’ha definita come il miglior Paese europeo dove investire, Bloomberg l’ha catalogata tra i 30 Paesi più innovativi del mondo e anche negli indici sulla libertà economica la Polonia è ancora al 57° posto ma progredisce di 7-8 posizioni l’anno”. Attestati di stima trasversali, frutto di una rigorosa terapia che ha le sue radici all’inizio degli anni ’90. Gli ingredienti? Riforme orientate al mercato - inclusa la rimozione dei controlli sui prezzi -, frenata degli aumenti salariali, tagli dei sussidi per i beni e servizi e una costante aspirazione al pareggio di bilancio: una cura di certo non indolore, ma che alla lunga sta funzionando.