Shadow Banking: Solo Ombre o Anche Luci?

In un articolo scritto da Alan Moreira e Alexi Savov si cerca però di andare oltre tale prospettiva. Perché forse lo shadow banking non è solo ombre ed effetti negativi, ma anche luci (più o meno fioche) e risvolti economici desiderabili.

Gli autori guardano dunque ai tradeoff. Ai compromessi e agli equilibri tra crescita economica e stabilità finanziaria. L’idea è che lo shadow banking trasformi asset rischiosi e illiquidi in titoli che sono equiparabili a moneta (quantomeno in periodi economicamente non turbolenti). Ciò compenserebbe il deficit di asset sicuri acquisibili sul mercato, con l’effetto benefico di stimolare un processo di crescita altrimenti difficile da alimentare.

Evidentemente, però, questa è solo una parte della storia. Perché così come può essere alimentato un processo di crescita, può essere anche esacerbato un trend inverso, di decrescita. In effetti, quegli stessi strumenti (money market funds, ovvero i grandi fondi monetari, asset-backed commercial paper, and dealer repurchase agreements) con cui lo shadow banking genera valore, partendo da asset rischiosi e illiquidi, rischiano di perdere bruscamente l’attributo della liquidità in corrispondenza dei primi segni di difficoltà e rallentamento dei mercati. E allora ecco che le ombre ricompaiono e vengono stigmatizzate, perché gli investitori vogliono certezze (che in ambito finanziario corrispondono a più garanzie e più collaterali).