Per rimanere primo produttore al mondo, il Pakistan deve inoltre risolvere nei prossimi anni, oltre alla questione sopracitata, anche quella dei diritti dei lavoratori. Un passo in avanti è già stato compiuto risolvendo un problema che aveva scandalizzato il mondo intero, riguardo lo sfruttamento dei minori nella cucitura dei palloni da calcio. I grandi brand non si possono infatti permettere episodi di pubblicità negativa, anche se allo stesso tempo è loro primario interesse quello di mantenere bassi i costi di produzione.
Fortunatamente la competizione, grazie alla nuova politica dei grandi marchi obbligati ad impegnarsi in prima linea per una sorta di “social responsibility”, e per merito della globalizzazione dell’informazione, si è incentrata sul minor sfruttamento possibile dei lavoratori, costretti spesso a lavorare in condizioni totalmente disumane, esposti a componenti chimici tossici e senza turni lavorativi. Un esempio di tali progressi si può ravvisare nell’introduzione di un salario minimo corrispondente a 10.000 Rupee (circa 102 dollari) al mese, comunque ancora inferiore a quello di molti competitors: in Cina, per esempio, il salario più basso è uguale a 1.010 Yuan (162 dollari) al mese
