Xinjiang: Etnie e Sviluppo Economico sulla Nuova Via della Seta

Statalismo bingtuan sono problemi endemici dello Xinjiang, dove gli investimenti si indirizzano sempre verso le stesse aree chiave e sostengono progetti spesso inefficienti. È il caso della monocoltura del cotone, che ha provocato una pericolosa crisi idrogeologica alimentando i disagi della popolazione. Mentre gli investimenti esteri rimangono sotto la media nazionale, i profitti delle aziende statali si riversano a Pechino: nel 2005, i giganti CNPC e Sinopec hanno fatturato oltre 2 miliardi di dollari, ma appena 0,3 sono andati al governo locale. Sembra che la situazione stia cambiando negli ultimi anni.

Esiste una segregazione regionale ed etnica allarmante nelle condizioni socioeconomiche. Il boom economico si è concentrato nel nord, presso i principali centri urbani e i luoghi di lavorazione del petrolio, a maggioranza han; il sud agricolo, dove si concentra la maggioranza degli uighur, è rimasto povero e arretrato, ad eccezione dei presidi del bingtuan. Discriminazione etnica si rileva nei salari, nell’istruzione e nelle assunzioni nonostante lo slogan delle politiche preferenziali per le minoranze.

cina grafico

Il Balzo ad Ovest non ha effettuato investimenti mirati per alleviare la povertà. Nel 2004, il PIL pro capite nello Xinjiang meridionale era ancora la metà della media regionale. Nel 2009 il governo ha rilanciato la strategia di sviluppo: Hu Jintao, l’allora presidente, ha proclamato l’obiettivo di una “società moderatamente prospera” entro il 2015 per dare stabilità alla regione. Nell’agenda un miglioramento del welfare, dell’istruzione e dell’impiego per le minoranze, una legge che ancora la tassazione dello sfruttamento delle risorse naturali al prezzo e non più alla quantità, un aumento degli investimenti e la creazione di una zona economica speciale a Kashgar; ma il benessere diffuso sembra lontano.