Mercoledì/Giovedì: discussione dei risultati
Chi ha una nonna sa che talvolta deve fare delle visite, e che per alcune di esse serve essere trasportati in ambulanza. Essendo la nipote perfetta mi candido per accompagnarla. Il problema è che non vado proprio d’accordissimo con le ambulanze. Appena salgo, l’odore di disinfettante e provetta e catetere mi invade i bronchi e ricorda che sono a digiuno e che quindi potrei perdere i sensi in tre due uno. Cerco di spostare lo sguardo ma ovunque lo diriga vedo cose con aghi o strumenti di rianimazione o bisturi per tracheotomie d’emergenza. Il primo autista, sulla cinquantina, non nota il mio colorito diventare progressivamente verde e inizia a parlarmi della moto dei suoi sogni che però costa 30mila euro usata e ci esce un monolocale a Rozzano quindi niente. Io adoro le moto ma sto anche diventando a ogni curva più verde quindi pensa bene di chiedermi qualcosa di me. Riesco a dare due info base, tra cui infilo abilmente anche il mio gruppo sanguigno che non si sa mai, e lui si trasforma in un postmoderno Alberto Castagna. Inizia a dirmi che ho quasi la stessa età del suo collega, che sicuramente abbiamo un sacco di amici e cose in comune, che anche lui guida le moto e che volendo mi può dare un passaggio a casa al ritorno. Tutto ciò all’insaputa di lui, che verso di me stava dimostrando lo stesso interesse di Sgarbi per l’arte moderna.

Venerdì: limiti dell’analisi e implicazioni manageriali
Ebbene sì, c’è chi fissa colloqui il venerdì sera. Ed è in grado di farsi odiare, non tanto per avermi fissato un colloquio il venerdì sera quanto perché alla notizia che il termine di consegna della tesi è il lunedì seguente se ne esce con un entusiasta “ah bè ma quindi avrai finito!”. No, cazzo, affatto, è solo venerdì, ho ancora un sacco di tempo e nel dubbio mi tocco. Lo scongiuro deve aver funzionato perché a coronamento della serata esco dal colloquio, faccio per attraversare la strada, un ragazzo in motorino becca l’unico sanpietrino dissestato nell’arco di duecento metri quadri, cade, lo spostamento d’aria fa inciampare una ragazza che osservando la mia stazza pensa che io sia un appiglio più che valido e mi si aggrappa trascinandomi a terra. Per salvare il PC non solo piego il ginocchio in avanti come i cavalli ma appoggio una mano a terra che casualmente finisce di fianco alla marmitta del suddetto motorino. La mano è salva, il montone bianco comprato da due settimane vince una grimatura a forma di geco che occupa due terzi dell’avambraccio.

