Da Israele al Cile: una Strategia di Crescita Basata sull’Imprenditorialità

Riguardo alla prima, una strategia di questo tipo richiede diversi fattori su cui lavorare, tra cui sgravi fiscali per la ricerca, velocizzazione delle procedure burocratiche, capitale umano di elevate capacità, sistema creditizio funzionante, sviluppo d’incubatori e vari tipi di iniziative che facilitano gli investimenti di VC. Per ciò che invece riguarda gli ostacoli culturali che ci sono nell’implementazione di una strategia basata totalmente sulla nuova impresa, è purtroppo abbastanza evidente che mediamente gli italiani non hanno un’indole imprenditoriale.

Ciò che è necessario è adottare una politica proattiva rispetto all’imprenditorialità, insegnando nelle scuole cosa significa fare impresa, come si fa a crearla, fornendo esempi delle realtà locali: uno dei problemi principali in questo senso è che chi potenzialmente potrebbe intraprendere un’iniziativa di successo, generalmente non ha la minima idea di cosa significhi aprire un’azienda, né di come si faccia. Dobbiamo far sapere ai giovani di cosa abbiano bisogno per incanalare il loro potenziale di innovazione; il resto verrà da sé.

In sintesi, per imparare di nuovo a crescere bisogna puntare su due fronti: strutture in grado di far nascere nuove aziende e costruire una cultura di imprenditorialità. Sul primo fronte, l’esempio israeliano va considerato come la base per una nuova strategia di sviluppo e va replicato nel lungo termine nella maniera più efficace. Il secondo punto è probabilmente il più cruciale e, ovviamente, va implementato partendo dal sistema scolastico. E, dopo tutto, anche tenendo conto che dopo anni di politiche sbagliate non sembra certo il fatto che cambieremo rotta, iniziare dall’istruzione per crescere non è affatto una cattiva idea.