Questo scenario cambiò con l’avvento della rivoluzione industriale. Se fino al 1800, la dimensione dell’economia di un paese era proporzionale alla sua popolazione, ciò non fu più vero dopo la rivoluzione industriale. Per accorgersene basta osservare i dati per Stati Uniti, Cina ed India. Oggi gli Stati Uniti rappresentano infatti il 21% dell’economia mondiale, a fronte del 5% della popolazione totale, mentre l’economia asiatica (ad eccezione del Giappone) rappresenta il 30% di quella totale, contando però il 60% della popolazione mondiale.
Alla luce di queste considerazioni, un altro modo per leggere il grafico di Maddison è il seguente: i dati dall’anno 0 al 1800 sono la rappresentazione di una distribuzione della ricchezza in funzione della dimensione del paese, e dunque di una distribuzione tendenzialmente omogenea a livello globale. Al contrario i dati dal 1800 ad oggi sono la dimostrazione della divergenza di produttività nel mondo conseguente le innovazioni della rivoluzione industriale.L’economista britannico Angus Maddison, professore all’Università di Groningen, ha raccolto nel “Statistics on World Population, GDP and GDP per capita 1-2008 AD” i suoi principali studi relativi alle statistiche storiche dell’economia mondiale. Il grafico sottostante, che rappresenta uno dei più significativi risultati delle sue decennali ricerche, ha l’obiettivo di sintetizzare la dimensione delle economie dei principali paesi ed il loro peso sull’economia mondiale. Uno studio già effettuato, direte voi, se non fosse che la ricerca di Maddison partendo dai giorni nostri, arriva fino alla nascita di Cristo. Ed è proprio l’ampio orizzonte temporale a rendere la sua analisi assolutamente innovativa nell’ambito della storia economica mondiale.
Immagine di Copertina: Brett Ryder
