Emigrazione Boom Verso la Cina: E’ La Nuova Terra Promessa?

Secondo alcune stime presentate nel rapporto, nel 2013 hanno stabilito la residenza in Asia più di 3.500 italiani e il paese più interessato da tali spostamenti è la Cina, la cui comunità italiana è costituita da 6.746 unità (+905 italiani residenti nel 2013), dato aumentato del 239% rispetto al 2006, quando raggiungeva un valore pari a 1.989. I dati raccolti provengono dall’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), che quindi non tiene in considerazione la cosiddetta “immigrazione sommersa”, costituita da persone che si trasferiscono all’estero senza cambiare residenza e che si stima siano tanti quanti (se non di più) gli italiani iscritti ad Aire.

Vista l’importanza che sta assumendo il fenomeno, la fondazione Migrantes ha deciso di sponsorizzare un progetto denominato A.M.I.C.O. (acronimo di Analisi della Migrazione degli Italiani in Cina Oggi), che si è chiuso con la pubblicazione del volume “Sulle orme di Marco Polo: italiani in Cina” scritto da Giovanni di Vincenzo, Francesca Staiano e Fabio Marcelli, risultato di un’indagine condotta sul campo nell’aprile del 2013 a Pechino, Canton e Shanghai.

I dati mostrano che l’emigrazione italiana verso la Cina parte in prevalenza dal Nord, soprattutto dalla Lombardia (26%) e dal Veneto (15%), seguiti da Piemonte (11%), Lazio (10%) e, in minore entità, dalla Puglia e dalla Campania. Il 71% della popolazione italiana in Cina risiede a Hong Kong e nelle aree di competenza di Shanghai (37% e 34%), il 16% nelle province che fanno capo alla circoscrizione di Pechino e il 13% in quelle amministrate dal Consolato Generale di Canton. La maggior parte abita le grandi metropoli e i distretti industriali che presentano maggior richiesta di personale straniero specializzato e servizi per stranieri. Secondo i dati Aire la maggior parte delle persone migrate in Cina sono maschi con un’età compresa tra i 35 e i 44 anni (29%), seguiti dai minori (28%) e giovani tra i 25 e i 34 anni (16%), mentre gli over 65 sono il 2% e gli ultra 75-enni l’1%.