Intervista a Lorenzo Bernardi: la Mia Vita ad Ankara tra Attentati e Successi Sportivi

Come sei approdato in Turchia? Perchè Ankara?

"Sono arrivato nel 2014. Avevo fatto alcune valutazioni: la Turchia era un'ottima opportunità per provare a vincere la Champions League. Le squadre italiane erano già tutte occupate, ed entrare nel mercato russo sarebbe stato molto difficile. Non abbiamo vinto la Champions ma siamo andati molto vicini ad entrare nalla final four per due anni di seguito. Abbiamo fatto due stagioni straordinarie in Europa, eliminando squadre molto più forti di noi; siamo riusciti a portare il nome di HalkBank nei primi posti del ranking internazionale. É stata un'esperienza professionale molto significativa. Le mie aspettative non si sono verificate, ma anche le esperienze negative ti lasciano molto".

Hai notato delle differenze tra il campionato italiano e quello turco?

"Penso che a livello generale, al di là di un discorso di comunicazione, di lingue, vi sia una mentalità molto diversa dalla nostra. Ti viene chiesto di portare quello che hai vissuto, ciò che hai imparato per cercare di vincere, ma allo stesso tempo devi adattarti alle loro abitudini; non sono aperti a cambiamenti radicali e questo lo rispetto in quanto noi siamo gli ospiti e loro i padroni di casa. Ho notato differenze di mentalità, di religione, di abitudini di vita, che però vanno accettate e rispettate a 360 gradi. Non dobbiamo pretendere di venire e cambiare nulla delle loro abitudini e tradizioni.

A livello sportivo i giocatori turchi hanno delle grandi potenzialità, ma non hanno mai avuto la possibilità di vivere impegni importanti, anche a livello di nazionale, per potenziare il loro bagaglio tecnico e caratteriale. Per farti un esempio l'Italia, agli inizi degli anni '90, non possedeva l'esperienza attuale. É riuscita a farsi strada raggiungendo traguardi importanti grazie allo sforzo e all'impegno. C'era una base di giocatori importanti, che non erano dei fenomeni ma lo sono diventati con il tempo. Quei giocatori hanno creduto nella cultura del lavoro, del sacrificio, mettevano davanti a tutto il desiderio di vincere. A loro questo manca molto; si confrontano sempre e solo con realtà casalinghe, con dinamiche interne, impedendogli di guadagnare quella necessaria esperienza internazionale per crescere professionalmente. Sono pochi i giocatori turchi che hanno giocato all'estero, in Turchia sono molto ben pagati, non hanno dunque l'incentivo per spostarsi altrove.