Isis: Una Guerra che Distrugge la Cultura

Le opere distrutte, saccheggiate o rovinate sono molte e tra le più importanti vi sono:

  • Un tempio del tredicesimo seolo dedicato all’Imam Awn al Din, situato in Iraq. Simbolo della cittadina di Mosul resistette alle invasioni mongoliche. E’ stato fatto saltare in aria da alcuni militanti dello Stato Islamico (IS).
  • La Grande Moschea di Aleppo dell’ottavo secolo. Situata a nord della Siria, è andata in fiamme nello scontro tra forze governative siriane e non. Con essa sono andati perduti sia il famoso minareto, sia la biblioteca, la quale contava di numerosi antichi manoscritti e libri religiosi. La popolazione ne ha raccolto i resti nella speranza di ristrutturarla una volta conclusa la guerra.
  • Il souk della città di Aleppo. Un labirinto di piccole boutique che costituiva dal diciassettesimo secolo il fulcro della città, è a sua volta stato bruciato da un incendio provocato in seguito a un bombardamento aereo.
  • Il Crac des Chevaliers del dodicesimo secolo. Uno dei castelli dei crociati più grandi e ben preservati al mondo, è andato distrutto al di sotto di un bombardamento attuato dal governo a sud della Siria.
  • La cittadina di Apamea, a ovest della Siria. E’ uno dei più ben mantenuti siti di arte romanica e bizantina. E’ stato totalmente saccheggiato dai militanti islamici.
  • Dura Europos. Avamposto dell’Impero Romano situato nell’est della Siria a ridosso del fiume Eufrate, è stato saccheggiato totalmente.
  • La statua di un leone assiro. E’ stata rovinata dal conflitto nella città di Raqqa.
  • La cittadella di Palmyra. Costruita durante l’Impero Romano per Diocleaziano e vecchia circa 2000 anni. I militanti vi hanno costruito una strada, una diga e all’interno del campo dell’imperatore hanno installato numerosi missili pronti ad essere lanciati.

John Kerry aveva sostenuto che gli Stati Uniti sarebbero riusciti a fermarli salvando quindi l’enorme patrimonio culturale, ma alla fine la sicurezza delle costruzioni e delle opere d’arte è stata affidata totalmente alle mani delle popolazioni locali, le quali nei casi più disperati, hanno occupato fisicamente le opere architettoniche in pericolo, tentando in tal modo di scoraggiare i terroristi.

L’augurio è che presto questi scontri abbiano una fine, sia per la pace dei cittadini sia per la salvezza del patrimonio culturale e artistico che sta andando distrutto.