Nel frattempo, mentre, già il 12 Gennaio, Ebay contava più di 5000 oggetti in asta contrassegnati dallo slogan "Je Suis Charlie", il direttore artistico del periodico francese, creatore del logo, Joachin Roncin, ne ha condannato aspramente l'utilizzo a fini commerciali (vedi tweet).
Quello del merchandising di Charlie non è tuttavia il primo tentativo di "commercializzare il dolore" all'indomani di eventi catastrofici. Già nel caso dell'attentato alla maratona di Boston del 2013, le giacche ufficiali, le medaglie, ed altri oggetti utilizzati dai partecipanti erano stati messi all'asta online a pochi giorni dall'accadimento. In quel caso, Ebay era intervenuta chiudendo le vendite, invocando la violazione delle proprie politiche circa l'offerta di materiale potenzialmente offensivo.
Quella che poteva essere una buona occasione per "raccogliere il coraggio per pensare" - come recentemente dichiarato dal filosofo sloveno Slavoj Zizek sul NewStatesman - è divenuta, nuovamente, un'opportunità per lucrare. Tutti sono "Charlie", se si può trarre un po' di denaro da questa denominazione.

