La tendenza sembra diminuire anno dopo anno. I Paesi che ancora mantengono l’esecuzione condannano sempre meno esseri umani. Se in Nord America la popolazione, seppur lentamente, sta auspicando e lottando per una modifica dell’ordinamento, fa riflettere il fatto che tali condizioni si verifichino e permangano là dove vige un sistema dittatoriale/monarchico o ad ogni modo non assolutamente liberale (nella maggior parte delle situazioni). Si potrebbe essere reticenti a pensare che solamente il sistema politico sia la causa di tutto ciò, in quanto l’uomo è l’unico animale ad essere dotato di coscienza, se la definiamo come conoscenza di se stessi come esseri viventi inclusi in uno spazio-tempo definito.
Una delle ragioni che spinge al mantenimento della pena di morte negli ordinamenti legislativi delle Nazioni che ancora ne usufruiscono, è il suo utilizzo come deterrente. A tal proposito sono stati operati numerosi studi che effettivamente hanno contraddetto tale funzione. Tra il 1952 e il 1967, anni in cui la pena capitale era vigente, il numero di omicidi nella popolazione era del 10%, tra il 1968 e il 1991 invece, anni in cui è stata abolita, esso e diminuito al 4,80%.
