Tuttavia, le tremende condizioni di vita nei campi di lavoro non sono altro che un più rigido microcosmo di ciò che accade quotidianamente nel resto della Nord Corea - in questo senso, una radicale estensione dello stato di polizia, che già, al di fuori dei campi, esercita un controllo totale della popolazione, richiedendogli una completa obbedienza. L'influenza del regime si insinua prepotentemente sino all'interno delle residenze civili, ognuna delle quali è "obbligatoriamente" adornata con un ritratto del leader "supremo" Kim Jong-Un, e dotata di una radio dalla quale vengono diffusi gli inni propagandistici statali. Inoltre, ad ogni quartiere è assegnato un funzionario politico ed un sorvegliante, i quali sono costretti a monitorare la vita quotidiana ed informare le autorità per ogni minima violazione. Ed alla base di tutto, la sempre ricorrente minaccia di essere spediti nei campi di lavoro.
La stessa scomoda domanda che ricorreva nel mondo post-olocausto si ripresenta qui, rinforzando lo stupore: Com'è possibile che ciò accada? Com'è possibile che ciò venga ancora tollerato? Il governo nord coreano, consapevole che la comunità internazionale tende a preoccuparsi maggiormente di un potenziale attacco nucleare che delle condizioni della popolazione, è sinora riuscito a distrarre l'attenzione dalle proprie violazioni dei diritti umani, sviluppando un programma nucleare e inviando regolarmente minacce di attacco agli stati confinanti - in special modo Corea del Sud, e Giappone.
Al momento non sembra esserci alcuna indicazione per la quale la dinastia di Kim, la quale ha governato la Nord Corea per oltre tre generazioni, dovrebbe nel prossimo periodo allentare la presa e portare avanti delle riforme in termini di tali abusi. Ne sembra plausibile la possibilità di un intervento esterno, considerando quanto il deterrente nucleare del regime renda difficile tale operazione. Le riforme economiche, sul modello cinese, per quanto fossero state proclamate con fragore dal regime dall'inizio degli anni '90 - e con esse la speranza di una transizione verso una società più liberale - non sembrano progredire. Non resta che sperare in un collasso dell'intero sistema, evento del tutto possibile, considerando le drammatiche condizioni economiche in cui versa il paese, ed il rischio, sempre ricorrente, di carestie.
