L’ISIS è diventato una realtà che minaccia l’intero mondo occidentale senza che, apparentemente, nulla si possa fare per combatterla. Il presidente americano Obama ha recentemente dichiarato che il governo non ha idee su come affrontare la questione. Raqqa è la sede del califfato dell’organizzazione, luogo in cui ogni venerdì vengono effettuate esecuzioni in piazza e posto dove gli oppositori vengono crocifissi per le strade come monito per i residenti locali. Il terrore e l’estremismo islamico sono le armi utilizzate per convincere le persone a lottare per la loro causa.
Quest’ultimo anno hanno conquistato città, pozzi petroliferi, armi e lembi di terra sia in Siria che in Iraq e possono contare su ex-ufficiali militari che dispongono di competenze avanzate. Hanno massacrato cristiani e yazidis (cioè gli esponenti della religione più antica del mondo, appunto lo Yazidismo) ed hanno decapitato due reporter americani James Foley e Steven Sotloff. Ora minacciano di uccidere anche il reporter britannico Cawthorne Haines, nome indicato dai terroristi. Tutti atti di sfida nei confronti di un Occidente che è totalmente disarmato dinnanzi ad una organizzazione che rimpinza le proprie file con gli stessi americani ed europei.
La migrazione dei siriani ha come effetto quello di lasciare adito a tali gruppi, che col terrore, stanno letteralmente fondando un loro Stato, minacciando allo stesso tempo l’integrità di altri. Non è ammissibile che al giorno d’oggi esista un’entità basata sul mero concetto di terrore. Entità che può contare allo stesso tempo di una vera e propria identità territoriale. E’ un problema purtroppo diventato enorme che andava fermato prima e che non costituisce un danno solo per il popolo siriano, ma anche un pericolo per tutto l’Occidente.
